ERICA BOSCHIERO  "Un posto sulla terra"
   (2026 )

Dalla musica derivano una miriade di sentimenti come soavità, leggerezza, riflessione, analisi ma, quando le sette note sono messe al servizio della sensibilizzazione sociale, direi che tocca vertici apicali.

Quindi, che piaccia o no, al nuovo album di Erica Boschiero “Un posto sulla terra” va tributato un doveroso “Grazie!”, in quanto la raffinata cantante continua imperterrita a riporre energie ed attenzione sulla questione ambientale, tramite 9 brani di assoluta eleganza, cosi come ci aveva abituato già dal precedente “Respira”.

Non si tratta di un semplice ed accorato appello a salvare la Terra, ma (piuttosto) Erica invoca l’invito ad identificarsi nella struttura profonda della Natura, per poter assorbire tutte le sfumature benefiche che ci riserva, non sempre cosi accessibili senza un’adeguata compenetrazione spirituale.

Dal dolce minimalismo della titletrack alla carezza stilistica di “E torneranno i prati” c’è tanta classe da suggere in itinere, tra le sussurranti “Di ambra le ferite”, “Una cosa sola”, “Fragile non è debole”, l’affascinante “Il futuro”, la folk-story di “Le stelle sono inquiete”, il dolce graffio di “Non siamo isole” e la mesmerica eco-reflection di “Gli alberi hanno grandi orecchie”, giusto per evidenziare che la Natura non è una sciocca sbadata ma è in continuo ascolto e (purtroppo) chissà quante amarezze uditive gli ha riservato il perenne errare umano.

A dirla tutta, la mezzoretta dell’opera va fruita con le valvole dell’anima aperte e recettive, per poter ri-formulare il nostro rispetto per l’ambiente e la salvaguardia di un ossigeno puro, non avvelenato dalle logiche del business industriale e non. Solo cosi, potremo sentirci fieri e meritevoli di “Un posto sulla terra” decoroso ed altruistico. In questo, Erica è già avanti, molto avanti: da seguire ed emulare. (Max Casali)