MAZYOPERA  "Preso dal panico"
   (2026 )

L'EP “Preso dal panico” dei Mazyopera è formato da cinque canzoni, che mostrano le intenzioni sia sonore che di contenuto della giovane band bresciana.

Il loro è un pop rock riconoscibile, che ricorda quello riportato in auge qualche anno fa dai Måneskin, ma con qualche accordo in più rispetto a loro... diciamo che sembrano più sinceri della band di Damiano David.

Poi sì, gli argomenti sono quelli. I Mazyopera vogliono tutto e subito, come in “America”: “Sì, lo so che sarà difficile, però me lo sento che sono nato per questo, datemi tutto adesso (…) le nostre facce sopra i cartelloni (…) sono nato per i riflettori”.

Se la prendono con chi li giudica in “Manifesto”: “Capelli lunghi e smalto sulle dita, non so come fai, e passo il tempo a giudicare la tua vita, a farmi i cazzi tuoi. Cerchi di farmi sentire fuori luogo, ma lo sai che il mio posto non è qui con te. Troverò un posto, là potrò distinguere i colori”.

L'EP è aperto dal desiderio e dal sesso in “Guardo te”: “Mi rinchiudo qui nella mia stanza, mi libero di te ma sento già la mancanza (…) Mentre scopiamo e tu ti mordi le labbra, tu guardi indietro e io guardo te”, roba che fa ricordare il rock alternativo dei veneti Re-verbero, ma senza la loro malinconia gridata (erano epigoni dei Verdena).

In “Manicomio”, il cantante sembra ammiccare al modo di fare di Piero Pelù nei Litfiba, aggiungendo diverse vocali alle parole cantate: “Preso dal panico, il mondo è un manicomio, a volte sadico, fuggo dal ma-ma-ma-ma-nicomio!” In questo pezzo si cerca di adottare il punto di vista di un matto, inteso come quello che non segue le regole della società.

“Inverno” canta la fine di una relazione, affrontata con maturità, senza ripicche: “Dimentica e vai avanti senza me, io starò qui così fragile, tu ricordati che un senso c'è, ma è incomprensibile, resta un freddo inverno davanti a me”. Questa potrebbe essere una canzone di riferimento per le prossime da scrivere, per uscire dai cliché e cercare una scrittura meno di posa. (Gilberto Ongaro)