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FILIPPO SALA "Maree"
(2026 )
Con ''Maree'', il suo secondo lavoro discografico, Filippo Sala conferma la propria sensibilità compositiva e la solidità di un trio – condiviso con Enrico Terragnoli e Danilo Gallo – capace di trasformare ogni brano in un microcosmo narrativo in costante movimento.
L’album, pubblicato l’11 marzo 2026 per Aut Records, nasce da una metafora tanto semplice quanto potente: l’oscillazione delle maree come immagine di un flusso musicale in continua trasformazione.
I dieci brani scorrono come un’unica grande onda sonora: si innalzano gradualmente, si ritirano, esplodono, si placano. Questo andamento, dichiaratamente ispirato al moto naturale del mare, struttura un ascolto che alterna sospensione e pienezza, dando vita a un’esperienza profondamente dinamica.
L’alchimia del trio contribuisce a un linguaggio timbrico ricco e mutevole, in cui ogni strumento non occupa semplicemente un ruolo, ma partecipa a un’interazione fluida e narrativamente coerente.
Sala (batteria e percussioni), Terragnoli (chitarre, banjo, armonica e più) e Gallo (bassi, balalaika, fiati) costruiscono un mondo sonoro denso di colori, ma mai compiaciuto. Anche i momenti solistici – presenti ma misurati – non cercano il virtuosismo fine a sé stesso: sono invece elementi di contrasto o affermazione, tasselli indispensabili di un disegno più ampio.
Questa scelta stilistica permette all’album di mantenere una coerenza interna forte, pur attraversando atmosfere differenti tra brani come ''Martin P'', ''Crepuscolo'' o ''Senz’acqua''.
''Maree'' appare come la naturale prosecuzione del percorso iniziato con ''Rifugi'' (2023): una maturazione non solo tecnica ma soprattutto poetica.
Rispetto al debutto, il trio sembra oggi più consapevole del proprio spazio sonoro, più disposto a lasciar parlare il silenzio e più audace nel creare immagini musicali che restano impresse. L’album diviene quindi come un vero e proprio “viaggio”, da ascoltare tutto d’un fiato.
''Maree'' è un lavoro che unisce profondità, eleganza e immaginazione. La sua forza non sta solo nella qualità delle composizioni, ma nella capacità del trio di rendere il proprio linguaggio musicale un organismo vivo, pulsante, che respira e muta come l’acqua.
Un disco consigliato non solo agli amanti del jazz contemporaneo, ma a chiunque cerchi una musica capace di evocare paesaggi interiori e raccontare storie senza bisogno di parole. (Andrea Rossi)