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GUIDO DI LEONE TRIO "Promenade"
(2026 )
Con ''Promenade'', il Guido Di Leone Trio (con Dario Deidda al basso e Joey Baron alla batteria) firma un lavoro che si colloca con naturalezza nella grande tradizione del jazz chitarristico europeo, con uno sguardo costantemente rivolto alla scuola americana ma filtrato attraverso una sensibilità melodica profondamente personale.
Il titolo dell’album non è casuale: ''Promenade'' è un invito a camminare, ad ascoltare il jazz come percorso narrativo, come esperienza fluida e continua, dove ogni brano rappresenta una tappa, un paesaggio, uno stato d’animo. Il trio – chitarra, contrabbasso e batteria – evita qualsiasi sovrastruttura: niente virtuosismi ostentati, nessuna ricerca di shock sonori. Il fulcro è il suono, caldo, rotondo, mai aggressivo, e soprattutto il dialogo costante tra i musicisti, elemento che rende l’ascolto intimo e coinvolgente.
Lo scomparso Guido Di Leone (che ci ha lasciato lo scorso novembre a soli 61 anni) conferma qui la sua cifra più riconoscibile: un fraseggio elegante, cantabile, costruito su linee melodiche chiare e su un uso sapiente dello swing. La chitarra non domina il trio, ma si inserisce in un equilibrio collettivo in cui contrabbasso e batteria non sono semplici accompagnatori, bensì co-protagonisti del discorso musicale. Il riferimento a maestri come Barney Kessel, Grant Green e Kenny Burrell è avvertibile, ma mai derivativo. L’approccio è classico nella forma, contemporaneo nell’intenzione: ogni brano respira, si prende il tempo per svilupparsi, lasciando spazio al silenzio e all’ascolto reciproco.
Nei momenti più lenti del disco, il trio mostra il lato più intimo e riflessivo. La chitarra di Di Leone diventa quasi una voce, con un uso delicato del vibrato e delle dinamiche. Qui emerge una grande attenzione al controllo del suono: ogni nota è scelta, pesata, lasciata vibrare. Il dialogo con il contrabbasso è particolarmente efficace, quasi cameristico. Nei pezzi più brillanti, invece, lo swing è il vero motore narrativo. La batteria lavora di cesello, con spazzole e ride sempre misurati, mentre il contrabbasso costruisce una base solida ma mai prevedibile. Di Leone si muove con agilità tra frasi blues, richiami bop e momenti più lineari, dimostrando una padronanza totale del linguaggio senza mai cadere nell’esercizio di stile.
Il blues, esplicito o sottotraccia, è una presenza costante del disco. Non si tratta di un blues gridato o ruvido, ma di un blues elegante, urbano, fatto di sfumature e di micro-variazioni ritmiche. È qui che il trio mostra una profonda consapevolezza storica del jazz, rielaborata con gusto contemporaneo. ''Promenade'' è un disco che non cerca l’effetto immediato, ma conquista con l’ascolto ripetuto. È un lavoro maturo, coerente, pensato per chi ama il jazz come arte della conversazione, della misura e dell’equilibrio.
Guido Di Leone si confermava qui chitarrista di grande sensibilità, capace di valorizzare il formato del trio senza mai sovraccaricarlo. Un album che invita a rallentare, ad ascoltare con attenzione, a lasciarsi guidare dal piacere puro del suono. Proprio come una passeggiata: senza fretta, ma con lo sguardo sempre aperto. (Andrea Rossi)