JEREMIE TERNOY  "Ça commence par la marche"
   (2026 )

C’è un’ostinazione quasi scientifica nel modo in cui Jérémie Ternoy concepisce il movimento.

Pianista e compositore radicato nell'humus culturale dell'Hauts-de-France, Ternoy si porta dietro un bagaglio artistico monumentale: dalle militanze zeuhl con i leggendari MAGMA di Christian Vander, alle destrutturazioni d'avanguardia con il collettivo TOC e l'Organik Orkeztra.

Il suo album, "Ça commence par la marche" (pubblicato da Circum-Disc), si presenta come la sintesi definitiva del suo percorso. Il titolo cita Bruce Chatwin e la poetica del camminare come primo atto di appropriazione del mondo; musicalmente, si traduce in una suite monumentale e ipnotica che trasforma la ripetizione in pura architettura sonora.

Il cuore pulsante dell'opera nasce da un'intuizione formale rigorosa e quasi estrema: un motivo di sole 13 note eseguito da Ternoy contemporaneamente su due pianoforti, disposti specularmente. Questa simmetria geometrica crea un effetto specchio, un miraggio acustico in cui la gravità del tasto e il gioco dei martelletti dettano il passo di una marcia solenne.

"Giocare diventa camminare; camminare diventa ascoltare". Ma ciò che inizia come un'esplorazione minimale e solitaria non tarda a rivelare la sua vera natura collettiva ed espansa.

Il disco si sviluppa attraverso tracce che scandiscono le direzioni del movimento ("Juste avant", "Presque un pas", "Marche avant", "Marche arrière"), dove la cellula pianistica originaria viene progressivamente colonizzata e dilatata da un ensemble straordinario.

Entra in gioco una doppia sezione ritmica: due batterie (tra cui Peter Orins) e due contrabbassi che creano una pulsazione tellurica. E poi fiati e chitarra: gli interventi taglienti di Ivann Cruz alla chitarra elettrica, affiancati da sassofono, tromba ed euphonium, dipingono stratificazioni quasi progressive.

Tre voci ipnotiche fluttuano sopra la trama strumentale, evocando poliritmie africane e rituali ancestrali. È qui che emerge l'eredità dei MAGMA e del rock totale: l'ossessione del loop non è mai statica, ma subisce una costante e impercettibile variazione di intensità.

Quella di Ternoy è una transe immobile e organica, un crescendo monumentale che spinge l'ascoltatore in uno stato di profonda sintonizzazione con il dettaglio.

"Ça commence par la marche" è un disco coraggioso, denso, che rifiuta la frenesia del consumo immediato per celebrare il valore del tempo e dello spazio. Jérémie Ternoy firma un'opera di puro spessore intellettuale e fisico, capace di unire il rigore del minimalismo contemporaneo alla viscerale potenza del jazz di ricerca.

Ascolto davvero imprescindibile per chiunque voglia perdersi nel labirinto di un ritmo che non si ferma mai. (Andrea Rossi)