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MIMMO CAVALLO "U signuri u na manda bona"
(2026 )
A chi non avesse una conoscenza approfondita della musica moderna cantautorale italiana, la vista sulla copertina del disco della parola “Cavallo”, abbinata al disegno di un ferro di cavallo, potrebbe far pensare alle favole che si leggevano da bambini: storie in cui elementi della natura incarnano dei preziosi significati e insegnamenti...
Ebbene, tale pensiero non sarebbe del tutto estraneo alla realtà e il retro della copertina lo conferma: un coloratissimo paesaggio di un fondale marino, realizzato in olio da Lisa Cavallo. Il disegno ricorda il mare di Taranto, fonte di vitalità e d’ispirazione per il padre della pittrice, il prolifico cantautore pugliese Mimmo Cavallo.
Noto al pubblico italiano fin dal 1980, quando esordì con l’album “Siamo meridionali”, e per aver scritto canzoni portate al successo da cantanti famosi (Mia Martini, Gianni Morandi, Fiorella Mannoia, Ornella Vannoni, Loredana Bertè, Syria, Al Bano, Zucchero), negli ultimi tre anni Mimmo Cavallo si è immerso – da bravo “marenauta”, come si autodefinisce – negli abissi della propria creatività, tornando poi in superficie con un pugno di dodici nuovi brani di grande raffinatezza e maturità artistica e tuttavia (o proprio per questo) di facile e piacevole ascolto.
Le dodici canzoni, tra cui un’introduzione, un finale e dieci brani dal carattere musicale e poetico variegato, sono state raccolte nell’album “U Signuri u na manda bona”, pubblicato il 24 luglio 2026 sotto l’etichetta Suoni dall’Italia di Mariella Nava, con la preproduzione curata insieme a Palmi Nigro nello studio di Monteiasi (TA) e con i successivi riarrangiamenti realizzati da Roberto Guarino nel suo studio romano.
Con lo stile comunicativo caldo e aperto che lo contraddistingue, l’autore ha raccontato nelle varie interviste non solo la storia della lunga gestazione dell’album, ma anche l’origine del suo titolo: “U Signuri u na manda bona”. La frase in calabrese il cui equivalente italiano sarebbe “Che il Signore ce la mandi buona”, accompagnata dal disegno apotropaico del ferro di cavallo, è un’opera del creativo calabrese Aldo Pipicelli di Soverato, paese d’origine della moglie del cantautore.
Abbiamo infatti bisogno di fortuna per andare avanti e per non smettere di sperare e di aspettare il meglio, nonostante le difficoltà che quotidianamente sembrano ferire e spesso uccidere parti di noi: proprio come raccontato in “A las çinco de la tarde”, brano che rende omaggio al poema “Lamento per Ignacio Sánchez Mehjías” di Federico García Lorca.
Rafforzato da un incalzante ritmo di flamenco, il testo della canzone ci ricorda che “puoi uccidere un fiore, non la primavera” e che “muoiono i poeti, non la poesia”… perché persino quando arriva il momento di pensare alla propria finitudine (“a las çinco de la tarde”), qualcosa dentro di noi riesce a vincere la morte: “Il fuoco non si spegne,/ Il cuore non si perde/.../ E la musica risponde/ E la vita non si arrende”.
Il sole – o, meglio, la solarità – fa da protagonista e accompagna le speranze in “Jesce sole jesce” (brano in dialetto) e “L’estate che torna”, mentre la nostalgia, il dolore della perdita e l’attesa di un ideale incontro con persone care che mancano si fanno sentire in “Oh, Mimì”, canzone dedicata al ricordo della grande Mia Martini, e negli struggenti brani “Off limits” e “Persone sole”.
Quattro particolari canzoni dell’album superano i limiti del singolo, allargando l’area di riflessione ai grandi gruppi, ai problemi attuali ma in realtà sempre esistiti dell’intera società umana: l’ipocrisia di alcuni membri del clero e la menzogna come modus vivendi di tanti vengono smascherate nelle ironiche “Papa Caiazzo” e “Mentire sempre”; un vero e proprio manifesto poetico per i diritti civili è “La libertà”, mentre “U vurpe” – canzone di grande valore uscita come singolo nel 2022 – punta il dito verso i diritti sociali sempre calpestati dei lavoratori e verso il destino della città di Taranto.
Dopo diversi ascolti attenti dell’intero disco, la sottoscritta apprezza soprattutto l’impostazione musicale e gli arrangiamenti: l’equilibrio tra l’andamento melodico vocale e l’accompagnamento strumentale, la varietà di ritmi e stili, la scelta originale e al contempo ragionata dello strumento solista o prevalente in ogni brano.
L’ascoltatore viene portato in un viaggio sonoro mai stancante tra il tradizionale suono della fisarmonica che conclude “L’estate che torna”, l’animo rock di “Papa Caiazzo” e della ballad “Persone sole”, l’atmosfera pop di “La libertà”, gli accenti spagnoli e gipsy di “A las çinco de la tarde” e di “Mentire sempre”, il ritmo latino-americano presente in “Off limits” e gli echi di western e charleston che in “U vurpe” rivestono le complesse tematiche sociali di un’aria di leggerezza sempre necessaria per affrontarle.
“U Signuri u na manda bona” – un album luminoso che parla con chiarezza del suo autore. Buon ascolto! (Magda Vasilescu)