FABIANO ANDREACCHIO AND THE ATOMIC FACTORY  "Living dead groove"
   (2016 )

A meno di un anno dalla pubblicazione della sua prima fatica discografica, Fabiano Andreacchio è tornato con “Living Dead Groove”, disco che presenta importanti novità rispetto al 2015. “Bass R-Evolution” era un lavoro strumentale realizzato praticamente in solitaria, mentre per “Living Dead Groove” Andreacchio ha potuto contare sull’aiuto di Mikahel Shen Raiden alla chitarra e Nicola De Micheli alla batteria. È così che ha preso forma un disco che affonda le radici nel metal progressivo e nell’elettronica, assumendo i contorni di un industrial di ispirazione Fear Factory. Il sound è pieno e robusto: il basso ha ancora un ruolo fondamentale se non preponderante, ma questa volta chitarra e batteria permettono una maggiore varietà e più variazioni sul tema. Accanto ai muri sonori di matrice prog, Fabiano Andreacchio and The Atomic Factory hanno infarcito le quattordici tracce di una fitta rete di suoni elettronici, in un contesto in cui virtuosismi e sperimentazioni convivono in maniera non sempre troppo pacifica. Se da un punto di vista meramente tecnico la prestazione della band è pressoché inappuntabile, non può dirsi lo stesso per quanto attenga la composizione. Brani come “Not Dead Yet” o “Hypocrisy” rendono meno fluido lo scorrere del disco: l’elettronica è un po’ smaccata e non si amalgama bene con il metal pomposo di Andreacchio e dell’Atomic Factory. Trattasi, però, di casi isolati: le due componenti sanno coesistere sino al punto di diventare una miscela omogenea nell’opener “Zombie’s Breakfast” oppure in “Splatter Head ft. Gabriels”, mentre passaggi altrettanto riusciti sono “Creepy Grove ft. G. Tomassucci” e “End Of Abomination Acoustic”, che suggella un disco alcune volte un po’ troppo barocco per poter davvero spiccare il volo, ma globalmente di ottima fattura. (Piergiuseppe Lippolis)