BEZ YORKE  "MyenemE"
   (2021 )

Figlie di suoni che richiamano le Warpaint, gli Smashing Pumpkins di “Adore”, echi di trip-hop à la Lamb, la Lady Gaga meno accessibile o perfino gli Air di “Moon safari”, le cinque tracce – tre inediti, un remix ed una cover – di “MyenemE” ripresentano la poliedrica artista romana Eleonora Iacovacci, in arte Bez Yorke, su label Lost Generation a poco più di un anno da “Twerp blast” e a sei dall’esordio di “To disappear like sunsets”.

Nel mezzo, altri due album per Eclectic Productions, sempre fedeli ad un electropop elegante e ben strutturato al servizio di una inesauribile prolificità, esaltata dalla gestione in proprio sia della scrittura dei brani che della totalità degli strumenti impiegati nella realizzazione del disco.

In apertura, la title-track si appoggia ad un bel basso profondo prima di incunearsi in un chorus sinuoso, preludio alla pulsione oscura e infida di “Breathe damage”, stretta in una cadenza rallentata sovrastata da una melodiosa linea di canto à la Soft Cell. “Banksy” si dispiega incalzante, quasi Grimes su una base da Depeche Mode, mentre la cover di “Jungle” di Emma Louise (più nota nella versione “My head is a jungle”, rielaborata con Wankelmut due anni dopo la prima release) riesce perfino ad aggiungervi un guizzo di vitalità che non guasta affatto. Chiude un remix – azzarderei ancora migliore dell’originale - di “Bansky”, rilettura che esalta sfumature rimaste sottotraccia riportate in superficie da un pattern ritmico più accentuato e dal contrappunto incalzante del synth.

Lavoro interessante mirabilmente cucito addosso alla sua interprete, calato in un’attualissima contemporaneità grazie sia alle sonorità prescelte che allo sviluppo dei brani. (Manuel Maverna)