ARSEN PALESTINI  "Social nearness"
   (2023 )

Per i suoi 50 anni, il rapper e matematico Arsen Palestini si regala “Social Nearness”, il nuovo album dove riversa le ansie dei nostri giorni, cercando di stare al passo coi tempi, sui temi caldi. Come in “Mondo malato”, elenco di sfighe crescenti, tra lavoro, rapporti sentimentali e stress: “Tutti sembrano dementi, sei in una crisi di nervi”. Ricorda le recenti riflessioni collettive sul senso di lavorare così sodo a parità di stipendio, quella filosofia liberal del “lavorismo”, così pregnante nella società della performance, di cui anche i filosofi di Tlon stanno discutendo in questi mesi, captando i segnali di stanchezza generale, dopo il Covid19.

Il Covid19 appunto, altro protagonista, diffuso in varie tracce (detto così suona male, il disco è sano eh, è negativo...), tra l'inglese e l'italiano: “Away from this town” recita la voglia di scappare, nel timore di nuovi possibili lockdown, mentre l'esplicita “In questa malaria”, sopra un flow dai suoni claustrofobici, dichiara il senso di oppressione provato: “Dammi un po' d'aria da questa malaria (…) Sto soffocando come in apnea dentro acque agitate”. E nel brano d'apertura, “True fate”, Palestini apre l'LP con una domanda che forse più di qualcuno si è posto: “What is the meaning of the last years?”.

“Ancora a fare guerre” è un'altra amara riflessione abbastanza nazionalpopolare, che collega questa nuova malattia alla situazione bellica europea: “Questo stivale ha un'aria tombale, qua vige il coprifuoco mentale (…) e all'occorrenza, stato di emergenza, senti nell'essenza su ogni frequenza (…) la tua brava pandemia è la tua nuova dipendenza (…) mentre un'altra bomba esplode dentro il tuo decoder (…) pedine nello sporco gioco di 'ste merde, stiamo ancora a fare guerre”.

Ci sono due vie di fuga nell'album: “Born like me in '73” è una musica da sigla tv, che ricorda ritmi di qualche decennio fa: “Listen to me and party with me (…) it's a ticket to the funk of the seventies”. E poi il brano “Middle aged gangster”, dove Arsen parla di sé in terza persona, su bassi pulsanti e sparati tipici da hip hop: “Just a middled aged gangster, in a country ruled by banker”.

A condire il disco ci sono tre brevi brani strumentali (nell'ambiente rap li chiamano “skit”): “Check”, dove si mescolano elementi diversi, come un sample di chitarra acustica, un loop di organo e un pezzo dissonante di pianoforte; “Love is a hurdle race” che è bella tranquilla e moderata, fino al finale jangle a sorpresa; e infine la traccia che chiude l'album, dall'esilarante titolo “Ma no non è possibile”.

Tanti auguri Arsen, e speriamo di far cambiare direzione al mondo, nel prossimo mezzo secolo! (Gilberto Ongaro)