recensioni dischi
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DOS CABRONES  "Accanimento terapeutico"
   (2019 )

Affidandosi alla più classica strumentazione scarna da power duo, la coppia formata dai bolognesi Marco Brentazzoli – chitarra e samples - e Riccardo Brusoli – batteria e samples – affida alle sei tracce asfissianti di “Accanimento terapeutico”, debutto per DeAmbula Records, un messaggio-in-bottiglia-rotta di devastante efferatezza. Album largamente strumentale, utilizza vocalizzi scomposti ed algidi campionamenti come strumento aggiunto per conferire all’insieme un aspetto ancor più truce e malevolo.

Impervio ed ostico, brutale e monocorde, ammannisce una sarabanda di rumorismo dispettoso interrotta a tratti da inserti nonsense (ad esempio l’abbrivio di “Hell of a trip”) e da strutture che flirtano ostinate con tempi math e subitanee deflagrazioni.

Tra accenni di blues sfigurato à la Jon Spencer (“Vulcano”) e cavalcate slabbrate (“Cabron!”), il risultato è un assalto frontale senza requie, una muraglia di elettricità ronzante ed invasiva che tutto permea e sommerge, pur nella ricerca ben nascosta di una qualche apertura a codici più leggibili, dall’hard sabbathiano dell’opener “Burning hymens” alle suggestioni cinematografiche che aprono la conclusiva “March of the redneck” prima di precipitarla nell’ennesimo maelstrom di distorsioni e fragore belluino.

Bella sberla, un ceffone in pieno volto che promette fuoco e fiamme dal vivo, dimensione ideale e sicuramente congeniale a questa musica sì truce e deragliante, ma in fondo figlia di una intellighenzia impossibile da occultare. (Manuel Maverna)