LONE ASSEMBLY  "Knots & chains"
   (2026 )

Nel solco di un elegante, ricco synth-pop dagli accenti indie, neppure così lontano da una rilettura soft del verbo post-punk, “Knots & Chains” è il debutto lungo su etichetta Irascible Records per il quartetto svizzero Lone Assembly.

Dieci tracce intense e sovraccariche definiscono il perimetro di un lavoro dalle tinte scure, che attualizza reminiscenze eighties grazie ad un provvido impasto di sonorità rotonde ed efficaci arrangiamenti contemporanei.

Intriso di ascendenze Depeche Mode e suggestioni Cure, ma soprattutto debitore verso il suono saturo e le aperture congeste e magniloquenti degli Editors (e - perché no? - anche degli ultimi Interpol), l’album svaria tra accenti goticheggianti ed un afflato melodioso, portando in scena brani stilisticamente coerenti, tutti nel solco di un sentito esistenzialismo appena smorzato dall’impianto armonioso che lo caratterizza.

Il profondo timbro baritonale - stentoreo ed imperioso – di Raphaël Bressler, condisce degnamente un gustoso milieu di ritmi cadenzati e ritornelli centrati, fusi in un magma allettante che richiama un passato prossimo mai così vicino.

Dal cupo rallentamento dell’opener “Call of the Swift” alla scintillante accelerazione di “Fantasy”, dalle rimembranze Sisters Of Mercy di “The Pain Keeper” all’inciso irresistibile di “In the Open”, fino all’incalzante chiusa in palpitante crescendo di “A Dark Score”, l’album mostra una band con personalità, creativa e centrata, solida e compatta, alla ricerca di un linguaggio distintivo e di una propria precisa identità. (Manuel Maverna)