TONY HADLEY  "If I can dream"
   (2026 )

L’album “If I Can Dream” di Tony Hadley riconferma le qualità musicali e vocali dell’artista londinese che, all’alba dei suoi 65 anni, offre al suo pubblico la reinterpretazione di dieci classici della musica: tre ripresi da live e sette incisi in studio.

Per chi non conoscesse più di tanto questo artista, è consigliabilissimo andarlo a sentire dal vivo. Purtroppo ricordato e conosciuto dalla maggior parte esclusivamente per l’essere stato front man degli Spandau Ballet, Hadley ha sempre sviluppato, sia all’epoca che adesso, una personalità propria fatta di talento e musicalità.

Non sono stati in molti a uscire come lui dagli anni ’80, periodo nel quale tantissimi musicisti sono rimasti rinchiusi, sia per creatività che per collocazione temporale.

Il titolo di quest’album prende il nome dalla canzone di Elvis Presley “If I Can Dream”, brano datato 1968, scritto in memoria di Martin Luther King assassinato pochi mesi prima.

Il primo brano, “Too Close for Comfort”, arriva direttamente dal musical “Mr. Wonderful” del ’56: squisito standard swing, ambito musicale dove la voce del cantante londinese si appoggia benissimo.

Sempre dello stesso anno è “Fly Me to the Moon”, brano del 1956 di Bart Howard. Anche in questo caso la situazione è la medesima: jazz ‘n Hadley.

Meravigliosa “La Belle Vie” di Sacha Distel e Jean Broussolle, che però, in questo caso, la vede come “The Good Life”.

A metà album compare Tony Christie con la sua soundtrack “Avenues and Alleyways”, tema della serie tv del ‘72 “The Protectors”. “Summer Wind”, anche questa canzone scritta originariamente nel 1965 in un’altra lingua, in tedesco per la precisione, vede la traduzione inglese che tanto ha cantato Frank Sinatra.

Altro bel pezzo è “Sea of Love”, blues del ’59, dove Hadley rispetta appieno i canoni dello stile, dandogli una sua interpretazione sempre impeccabile. Segue la dolcissima ballata “Tender Is the Night”.

E al penultimo posto, prima del brano finale che dà il titolo, arriva la stra-famigerata “There Must Be a Way” del lontano 1945. Questo standard ha visto una fila importantissima di musicisti, che l’hanno rivisitata negli anni, tra i quali Luis Amstrong, Frankie Vaughan e tanti altri.

La produzione di questo disco vede la presenza, oltre che dello stesso Tony Hadley, anche di Andre Jacquemin e di Paul Moran.

Curiosità: quando Hadley fa un concerto, per tutto il tempo ha sempre un bicchiere in mano: e non sembra contenere acqua. Aspettiamo fortemente la sua prossima tournée. (Andrea Allegra)