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FRA LIPPO LIPPI "Songs"
(1985 )
Anno 1985, primi vagiti del cd che, di lì a breve, avrebbe soppiantato il vinile. Il quale poi, a sua volta, nel nuovo millennio si sarebbe vendicato riprendendosi il mercato, proprio a discapito del cd. Ma questo è un altro discorso.
A quell'epoca (metà anni '80) non era facile in Italia reperire i cd. Ne arrivavano pochi, e quei pochi costavano un sacco. Il sottoscritto, così, capitò in un negozio di via Mazzini, a Bologna, dove a sorpresa notò, tra gli altri, il cd dei semisconosciuti Fra Lippo Lippi.
Va detto che in quegli anni il sottoscritto lavorava in una radio, una delle più importanti della zona. Ed aveva la strana abitudine di voler ampliare le proprie conoscenze musicali ascoltando, dei 45 giri, non il lato A ma soprattutto il retro. Così, appena arrivato il singolo "Shouldn't Have To be Like That" dei suddetti Fra Lippo Lippi (brano carino ma non molto di più), si dilettò, come sempre, di dedicarsi maggiormente al lato B, che era "The Distance Between Us".
Stupore. Ed attrazione fatale per quel cd, per il quale occorse uno sforzo economico tutt'altro che indifferente. Ma ne valse la pena. Eccome se ne valse la pena.
''Songs'', uscito originariamente nel 1985 con l’etichetta indipendente Easter Productions e adottato successivamente da Virgin nel 1986, rappresenta un punto di svolta per il trio norvegese. Il sound passa da atmosfere darkwave a un sofisticato pop anni ’80, tra synth eleganti e arrangiamenti puliti, marcati dalla produzione di Kaj Erixon (e, nella versione internazionale, anche David M. Allen).
La voce di Per Øystein Sørensen, calda e misurata, è spesso paragonata a quella di Dave Gahan, un paragone che coglie perfettamente l’impronta emotiva delle ballate, cariche di un romanticismo malinconico.
Detto di ''Shouldn't Have to Be Like That'' (hit comunque melodica e raffinata, tutt'oggi tra le più ricordate della band), e della bellissima "The Distance Between Us", vanno menzionate anche ''Come Summer'' (apertura di classe con synth ariosi e un ritornello solare, un preludio ideale alla narrazione emotiva che seguirà), ''Even Tall Trees Bend'' (ballata atmosferica che sfrutta synth vibranti e testi che intrecciano immagini poetiche con un leggero pathos), e soprattutto ''Every Time I See You'', aggiunta nella versione 1986 ad hoc per il mercato internazionale.
Ma tra le righe si potevano notare pure episodi apparentemente minori come ''Crash of Light'', dalle atmosfere più cupe e introspettive, con la presenza di un sax tipico delle ballad anni ’80 e assolutamente indimenticabile.
Ma ciò che si faceva notare (particolare davvero inusuale per l'epoca) era la straordinaria coesione sonora: l’album scorre fluido tra ballad e mid-tempo, mantenendo un tono emotivamente coerente e avvolgente. Inoltre la produzione è assolutamente raffinata: le scelte timbriche e di mix privilegiano atmosfera e introspezione pur mantenendo un’accessibilità pop.
Come in tutta la carriera della band nordica, la scrittura è assolutamente ispirata: i testi riflettono un romanticismo malinconico, carico di introspezione e ricerca interiore.
''Songs'' ha rappresentato la svolta commerciale per i Fra Lippo Lippi: inizialmente le vendite (nonostante il mio soffertissimo contributo) furono modeste ma decisive (cinquemila copie nel 1985, ventimila in Norvegia nel 1986), e un discreto successo internazionale, soprattutto nelle Filippine. Dove, ancor oggi, la band fa sold out ogni volta appare.
Da allora, questo disco è considerato un piccolo cult dello “sophisti-pop”, apprezzato per il suo equilibrio tra eleganza e nostalgia.
Parliamo di un album che incarna il fascino malinconico degli anni ’80, tra synth patinati e ballate emozionali. Elegante, evocativo, e capace di toccare corde emotive sincere. Uno specchio di un’epoca musicale in bilico tra introspezione e accessibilità pop, capace di conquistare chi cerca atmosfere raffinate e melodie avvolgenti.
Se lo ascolti oggi, potresti apprezzare la sua genuina eleganza retrò e la sincera intensità emotiva che ancora riesce a trasmettere. Poi, certo, qualche passaggio tradisce i 40 anni oramai passati. Ma, ancor oggi, qualche lacrimuccia può spuntare, qua e là. (Andrea Rossi)