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KLIPPA KLOPPA "Bijoux"
(2026 )
C’è chi dice che senza comunicare non esistiamo.
I Klippa Kloppa sembrano partire proprio da qui con ''Bijoux'', un disco che non alza la voce ma nemmeno sussurra: ti si avvicina, ti guarda negli occhi e poi lascia che sia tu a fare il resto.
Dopo anni di traiettorie oblique tra pop d’autore ed elettronica, ''Bijoux'' suona come una raccolta di piume preziose: dieci canzoni leggere e fragili, ma capaci di incrinare le certezze. Non è un disco che consola, piuttosto accompagna. Non ti dice dove andare, ma ti cammina accanto.
Il suono di ''Bijoux'' si muove per stratificazioni e intuizioni, senza mai diventare prevedibile. È un equilibrio instabile ma affascinante, fatto di pieni e vuoti, di slanci improvvisi e di sospensioni che lasciano spazio all’ascolto.
Tutto scorre con naturalezza, tenuto insieme da un’energia sotterranea che accompagna le canzoni e le spinge in avanti, piegando il pop in forme personali, fragili e luminose allo stesso tempo.
Le due voci si muovono parallele, complici, una ombra dell’altra. Non cercano protagonismo, ma relazione. È qui che ''Bijoux'' trova la sua forza: nell’equilibrio instabile tra fragilità e slancio, tra righe rotte e linee d’aria, tra anonimi che diventano iconici e notti che cantano come carillon.
Tra i momenti che restano impressi c’è “Le sette e sette”, impreziosita dalla chitarra solista e dall’assolo di Luca Fusari degli X-Mary: un passaggio che sembra aprire una fenditura emotiva nel disco, lasciando entrare luce e inquietudine insieme.
Registrato tra Pavlichenko Studios e Ku Studio, mixato e masterizzato da Guido Marziale, Bijoux è anche un lavoro profondamente collettivo: i Klippa Kloppa smontano e reinventano la forma-canzone con naturalezza, mentre i testi di Mariella Capobianco tengono tutto ancorato a un sentire umano, mai decorativo.
L’artwork onirico di Luca Tier, illustratore e fumettista che da anni vive a Tokyo, completa il viaggio: immagini sospese, come sogni che non vogliono essere spiegati.
''Bijoux'' è una piuma che regge il mondo. Una responsabilità enorme, portata con leggerezza. E oggi, non è poco. (Sara Stella)