OASIS  "(What's the story) Morning glory? (30th anniversary deluxe edition)"
   (2026 )

Litigare, avere successo, litigare ancora, in barba a regole e anacronismi (il punk è morto vent'anni prima). E poi riunirsi per rimpinguare le casse in vista della pensione.

A essere cinici, la loro carriera si potrebbe riassumere così. Ma c'è dell'altro, siamo seri. Trent’anni dopo, gli Oasis tornano a ricordarci che “(What’s The Story) Morning Glory?” non è semplicemente un album, ma un evento culturale permanente ed effettivo, una oasi in stato di grazia in un mare magnum di ovvietà musicali e stanche ripetizioni del già sentito, una specie di festività non riconosciuta dal calendario ufficiale.

A fine 2025 Big Brother Recordings ha voluto celebrare l’anniversario di quell'album monumento del Brit Pop con una ristampa in edizione limitata che guarda al passato con devozione e al presente con un’attenzione chirurgica al collezionismo. Moda del momento, come ho già avuto modo di sottolineare, e anche gli Oasis non rinunciano al ghiotto bigoncio di dividendi postremi o postumi.

Per capire il peso di questa operazione bisogna tornare a Manchester, primi anni ’90, quando Liam e Noel Gallagher trasformano una band di quartiere in un manifesto sonoro della working class britannica. Con “Definitely Maybe” (1994) gli Oasis riscrivono le regole del debutto rock: chitarre arroganti, zero introspezione e una sicurezza tale da sembrare incoscienza. Quattordici mesi dopo, ''Morning Glory'' completa il salto di qualità: il britpop smette di essere una scena e diventa un fenomeno globale, un brand, un marchio di fabbrica da sfruttare, come vediamo ancora oggi grazie a questo manipolo di inediti che completa la ricchezza del cofanetto.

Pubblicato il 2 ottobre 1995 su Creation Records, “(What’s The Story) Morning Glory?” conquista il mondo senza chiedere permesso. Vince il BRIT Award come Best British Album nel 1996, scala le classifiche internazionali e finisce per vendere oltre 22 milioni di copie, diventando il terzo album in studio più venduto di sempre nel Regno Unito. Non male per un disco che alterna inni da stadio e malinconia da pub, spesso nella stessa canzone.

La ristampa del trentennale punta sul cuore del progetto: le canzoni. Cinque brani iconici – “Cast No Shadow”, “Morning Glory”, “Wonderwall”, “Acquiesce” e “Champagne Supernova” – vengono presentati in inedite versioni unplugged, prodotte e mixate da Noel Gallagher con Callum Marinho a partire dai master originali. Spogliate del loro gigantismo sonoro, queste tracce funzionano anche senza l’effetto-massa, segno che sotto la mitologia c’erano davvero le canzoni. Quando ancora, forse per l'ultima volta, il mondo del rock fu in stato di grazia e seppe scrivere qualcosa prima di annichilirsi.

Il cofanetto include 2 CD e 3 LP, con la versione rimasterizzata del 2014, una nuova copertina firmata Brian Cannon e note aggiornate. Per i feticisti del vinile oggi sempre più di moda (ma avete una vaga idea di quante variabili sono in campo quando mettete una puntina sul solco, dai cavi della testina al preamplificatore con curva RIAA o vi fidate solo del marketing?) arrivano anche edizioni colorate: marmorizzazione seppia per Amazon, arancione neon per lo store ufficiale della band.

Ma gli Oasis non sono mai stati solo musica. Il loro successo è inseparabile da un impatto mediatico senza precedenti: interviste incendiarie, risse, arresti e una faida fraterna trasformata in spettacolo pubblico continuo. Già figli di un tempo minore, in cui dall'epoca di Monica Lewinsky si profetizzava già l'era Trump. La rivalità con i Blur ha diviso il Regno Unito come una finale dei Mondiali, rendendo il britpop un argomento da prima pagina, da gossip, con il sospetto che sia stato in parte, non certo tuto, un fenomeno costruito a tavolino e una tigre cavalcata bene. Liam e Noel hanno incarnato un’idea di rockstar britannica sfacciata, anti-intellettuale e orgogliosamente popolare, più vicina al pub che all’accademia.

L’uscita della ristampa arriva dopo il successo del trentennale di ''Definitely Maybe'' e coincide con l’inizio del Live ’25 Tour, uno dei ritorni più attesi degli ultimi anni, come detto col sospetto che fare cassa sia un'urgenza oltre al piacere di rivedere i fans più che attrarne di nuovi, vedi anche i recenti live dei Radiohead in mancanza di un album nuovo a dieci anni dal precedente. Biglietti venduti a velocità record, fan da 158 paesi e un entusiasmo che suggerisce come, nonostante lo scioglimento del 2009, gli Oasis non se ne siano mai davvero andati, per chi li adora.

A completare il quadro c’è anche la Live ’25 Map Experience, piattaforma digitale immersiva che trasforma il tour in un viaggio geolocalizzato tra luoghi simbolo, realtà aumentata e contenuti esclusivi. Perché se è vero che gli Oasis appartengono agli anni ’90, è altrettanto vero che nel 2025 anche il mito ha bisogno di una connessione stabile.

Morale: “(What’s The Story) Morning Glory?” non aveva bisogno di essere celebrato, ma questa ristampa ricorda perché, a trent’anni di distanza, continuiamo a cantare queste canzoni come se fossero uscite ieri, e a discutere dei Gallagher come se non avessero mai smesso di litigare. Un mito così ben costruito che, se non ci fosse, occorrerebbe inventarlo. Voto 8. (Lorenzo Morandotti)