ANGELO BRANDUARDI  "Saints et malandrins"
   (2026 )

Qualche anno fa assistetti ad un concerto all'aperto di Angelo Branduardi, in una formazione minimale formata, oltre che da lui ed il suo magico violino, anche da basso e percussioni.

Quello che scaturiva dalla sua musica e dal suo carisma sul palco era magico, ed appartenente ad una dimensione mistica, ancestrale e senza tempo.

Questo Artista straordinario ed unico nel suo genere raggiunge, non a caso, cinquanta anni di carriera ad alto livello in Italia ed all'estero, capace di fissare nella mente di un pubblico trasversale canzoni come "Alla fiera dell'Est", "Cogli la prima mela", "La pulce d'acqua", "Il cantico delle creature", espresse con classe e leggiadria ma anche profonditā e spessore.

A volte si č un poco sottovalutata la sua maestria al violino ma dal vivo ci si rende conto di come cantare ed alternare assoli intensi allo strumento non sia per niente agevole.

La prima volta che lo vidi interpretare in TV, nel 1978 nello show "Stryx", il "Ballo in fa diesis minore", rimasi molto colpito dalla originalitā ed altissima applicazione del talento.

"Saints et malandrines" č una raccolta dei suoi migliori brani rivisitati e cantati in lingua francese, cosa che rende molto particolare l'atmosfera di certe melodie, pur variando i testi come in "La demoiselle".

Il brano, dei 19 presenti, che a mio parere calza in modo mirabile in questa veste francofona č "Ma rose de Galilče".

Conferma a tutto tondo per un Artista con la A maiuscola, appunto, come pochi ne esistono o sono esistiti. Voto 9. (Roberto Celi)