NUBE  "Da lontano"
   (2026 )

“È così strano, pensare che non c'è più niente nella tua casa, in quella finestra arancione. Le nostre foto, che scaldano giorni d'inverno (…) ora e sempre cercherò il tuo sguardo”. Sembra l'introduzione a un romanzo romantico, nevvero?

E invece, queste parole vengono urlate da Cristian Pippa, voce e chitarrista dei Nube, power trio emocore di Mantova, completato da Mirko Sala al basso e Francesco Cazzoli alla batteria.

Il suono distorto dell'energica band porta a scenari inquieti, ma il loro album d'esordio “Da lontano” si apre con queste parole nostalgiche, che mi sembrano fuori posto, ma forse sono io che in vent'anni non ho mai afferrato bene l'emocore...

“Catastrofe” già mi orienta di più, con le sue parole agitate: “Una corda stretta al collo (…) Ricominciare è sempre una storia nuova, non scappare da te!”. In “Lama” la frase più ripetuta e ruggita è “ È tardi per ogni risposta!”, portando con sé il senso di fatalismo e di fine del mondo.

L'album scorre così in 8 brani elettrici e distorti, con “la mia preziosa ossessione” cantata più volte in “Inutile”. “Dario” è una delle più esplosive, dove questo Dario dev'essere molesto: “Dario! Non bere più! Perché non te ne vai?”. In un bridge, la canzone presenta una curiosa sequenza di due accordi diminuiti, che aumentano il senso di disagio.

“Omero” è una canzone più costruita delle altre, e chiude l'LP tra “ossa fragili” e sangue che non scorre più. La chitarra indugia su dissonanze unendo dei semitoni, tipico espediente espressivo del rock alternativo, almeno da partire dagli anni '90, per accentuare il senso di inquietudine.

Un esordio deflagrante per i Nube, che promettono tempesta! (Gilberto Ongaro)