![]()
FLAVIO GIURATO "Il console generale"
(2026 )
Anche avviato a una meritata producente senilità, che lo porta a sussurrare i suoi stilemi e i suoi mantra e a cantare storie tra Roma e Napoli con accenni di francese e inglese, Flavio Giurato (lo confermerei anche sotto tortura e dopo 24 ore di Sanremo o ''Ballando con le stelle'', con gli occhi spalancati in stile cura Ludovico) è stato, e sì, tutto sommato si conferma, uno dei migliori cantautori italiani, alieno quant'altri mai alla retorica del cantautorese di maniera, e purtroppo ignoto a molti ma chissenefrega, non sanno che si perdono.
Ora, un po' a sorpresa, e occhieggiando al passato ma anche ai tempi presenti, inaugura il nuovo anno tornando in tour e con un nuovo album, l'ottavo in tutto di una carriera che si avvia a essere quasi cinquantenaria, celebrata dalla recente ristampa in vinile a tiratura limitata di "Per futili motivi" e "Marco Polo" che non ho fatto fatica ad accaparrarmi, essendo arcistufo di ascoltarmeli in triste compressione mp3 scaricarti dal web.
Troverete in rete di tutto e di più su di lui, e anche recensioni più accondiscendenti, e ora che è nel mio pc per un primo fugace ascolto, posso dire come presa d'atto realistica che gli anni si sentono, con quella sua non recente - era così anche negli album degli anni Dieci - adesione ai tic politici e alle storture sociali dell'attualità (vedi ''Tahiti tamurè'').
Non siamo certo ai livelli dell'irripetibile trittico dei primi tre album 1978-1982-1984, ai quali seguì un ostracismo (non si sa se volontario o subito) e vuoto pneumatico durato fino ai primi anni duemila. Ma anche senza perle come "L'ufficialino" e "Il caso Nesta", autentici classici di un autore classico e della sua produzione del corrente secolo, è pur sempre anche in questa nuova prova il Giurato ironico (''Ricarica'' somiglia però un po' troppo a "Silvia Baraldini") e ipnotico (vedi "Caravan"), controcorrente e inattuale e quindi necessario a resistere alla melassa del mainstream.
Un autore originale e tenace, sempre nella consapevolezza che gli anni passano, a cui abbiamo voluto e vorremo sempre bene e che tiene il ritmo e l'armonia, altissimo artigiano di un modo di pensare, prima ancora che fare canzoni, che in Italia ha probabilmente pochissimi seguaci tra gli artisti e ne merita assolutamente a livello di pubblico.
Voto 8 per le stellette conquistate sul campo e sulla fiducia, ma con l'amarezza di non poter ritornare ai fasti passati che comunque rimarranno imperituri. Migliore canzone quella che dà il titolo al lavoro, e a seguire "Laura e il cubano", che fa tornare indietro le lancette, ai bei tempi di "Il manuale del cantautore" e del citato, inarrivabile capolavoro assoluto di una carriera unica come "Marco Polo".
Da ascoltare, anche questo nuovo Giurato, in vinile, diffidare dell'online. (Lorenzo Morandotti)