GIORGIO COSLOVICH  "Oz (a symphonic poem)"
   (2021 )

Conosciuto al pubblico anche come giornalista professionista e collaboratore di diversi canali radiotelevisivi (Rai Friuli Venezia Giulia, Il Gazzettino di Venezia, Il Piccolo di Trieste, Il Sole 24 Ore, Tele Radio Capodistria), il compositore triestino Giorgio Coslovich proviene da una famiglia che si è molto dedicata alla musica: il suo antenato Ettore Stanta, fratello della nonna, lavorava a Firenze all’inizio dello scorso secolo come fabbricante e negoziante di pianoforti e come editore musicale (Ed. Maurri) insieme al noto editore Carl Schmidl.

La sua produzione musicale ricopre un’ampia varietà di generi, a partire dalle canzoni (come la recente “All in better times” cantata da Bobby Solo e firmata da Coslovich con lo pseudonimo Korgy), passando per il progressive rock di gioventù, fino alla musica strumentale classica.

L’avvicinamento alle composizioni strumentali è stato favorito dalle sue collaborazioni con la Rai e con altre reti, per le quali ha creato colonne sonore di documentari, nonché sigle e jingles pubblicitari. La sua musica viene eseguita in diverse occasioni culturali… in Italia, nel Regno Unito, in Argentina e – grazie alla Rai International – in USA e Canada.

Il successo negli Stati Uniti non è casuale, ma è dovuto anche all’argomento dal sapore nordamericano dell’album “Oz”, uscito nel 2021 e formato da due parti compositive distinte; o da “due anime”, come l’autore stesso le chiama: un poema sinfonico (eseguito nella registrazione dall’orchestra diretta da Jacopo Brusa) e una suite di tre brani camerali in precedenza presentati in alcune edizioni di “Trieste Bloomsday”, evento culturale annuale dedicato allo scrittore James Joyce.

Attraverso i momenti che compongono il poema sinfonico, l’autore esprime musicalmente la propria percezione dei vari personaggi e stati d’animo che popolano “Il Meraviglioso Mago di Oz”, celebre libro di Frank Baum.

Nei primi tredici minuti ascoltiamo il brano omonimo “Oz”, che fa da ouverture per l’intera opera e con cui ci s’immerge nell’atmosfera di ciò che andremo a sentire successivamente. Poi nell’immaginazione si susseguono i piccoli Munchkins (“Little Blue People”), il Leone Codardo che balla un valzer (“Lion Walz”), l’uomo di latta con la sua ascia da tagliaboschi (“Tin Woodman”), mentre alcuni brani dall’andamento romantico e lento – come “Upthere or Elsewhere”, “Dreamover” e il conclusivo “Ad Memoriam” – ci invitano a sognare terre fantastiche insieme a Dorothy.

“Upthere or Elsewhere” racchiude una delle bellissime sorprese regalate agli ascoltatori per mezzo di questo disco: è l’unico brano che include una parte vocale, eseguita in inglese dalla violoncellista e soprano Cristina Nadal. Oltre all’accompagnamento orchestrale, il canto del soprano viene sostenuto dal violoncello, strumento dal timbro simile a quello della voce umana, che in qualche modo ricorda il contralto.

“Oz” di Giorgio Coslovich è molto più di un “concept album”: il suo poema sinfonico fa senz’altro parte della grande musica programmatica universale, potendo da tal punto di vista essere pensato accanto a dei capolavori come “Le quattro stagioni” di Vivaldi, “Quadri di un’esposizione” di Musorgskij-Ravel, “Il carnevale degli animali” di Saint-Saëns” o “I tiri burloni di Till Eulenspiegel” di Richard Strauss…

Le caratteristiche ritmiche, timbriche e melodiche del poema rammentano inoltre l’epoca d’oro del balletto classico europeo. In quasi tutti i momenti di “Oz” si sentono echi delle opere di Čajkovskij (per esempio, il fagotto introduttivo di “Little Blue People” ricorda il “Pas de quatre” de “Il lago dei cigni”), ma anche di altri compositori che all’epoca crearono musiche immortali per la danza classica: Prokofiev, Minkus, Léo Delibes, Adolphe Adam (Adolfo Carlo) o l’italiano Cesare Pugni.

L’altra “anima” del disco, quella dedicata a Joyce e formata dai brani “En-trance”, “Ballad for Zoe” e “Out-rage” (tutti ispirati al capitolo “Circe” del romanzo “Ulisse” dello scrittore irlandese), è fondamentalmente diversa dal poema sinfonico per quanto riguarda gli elementi compositivi, ma è ugualmente affascinante. I tre brani camerali – la cui esecuzione è stata negli anni affidata a diversi trio – nella registrazione presente sull’album godono della professionalità di due grandi artisti internazionali contemporanei: John Hackett (fratello di Steve Hackett dei Genesis) al flauto e David Jackson (ex componente dei Van der Graaf Generator) al sassofono, accompagnati al pianoforte da Rossella Fracaros.

Pur trattandosi di musica da camera, la pienezza del suono prodotto dai tre strumenti, le linee melodiche ben definite, nonché le venature jazz introdotte da Hackett e da Jackson, rendono i tre brani coinvolgenti e per niente noiosi.

“Oz” non è l’unico album di Coslovich; altre due raccolte musicali sinfoniche di non minore intensità sono “Winter Tales” del 2017 (di cui fa parte anche il brano “Mare tranquillitatis”, presentato e apprezzato presso il Teatro Lirico “G. Verdi” di Trieste) e l’album intitolato “Chaos”, uscito nel 2024 e dedicato a Giorgio Parisi, fisico italiano insignito del Premio Nobel.

In un’intervista, Giorgio Coslovich riflette e insegna: “In fondo, la musica è un unico linguaggio; l’importante è usarlo bene a prescindere dal genere”… e infatti, lui lo fa.

Buon ascolto! (Magda Vasilescu)