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NINO BUONOCORE "Una città tra le mani"
(1988 )
Con ''Una città tra le mani'', pubblicato nel 1988, Nino Buonocore compie una svolta decisiva nella propria traiettoria artistica: abbandona definitivamente gli echi pop/rock degli esordi per immergersi in una scrittura più raffinata, elegante, intimamente vicina al jazz.
Il disco nasce in un momento cruciale della sua carriera, coincidente con la partecipazione a Sanremo con ''Le tue chiavi non ho'', brano che segna non solo una rinnovata attenzione del pubblico, ma anche un approccio più maturo alle atmosfere e ai temi trattati.
La cifra musicale dell’album è impreziosita da una presenza straordinaria: Chet Baker, che qui lascia una delle sue ultime incisioni in studio. Il suo tocco, delicato e malinconico, dona ai brani un’aura sospesa che dialoga alla perfezione con la voce morbida di Buonocore. È un dettaglio che rende il disco un piccolo oggetto di culto per gli appassionati.
Gli arrangiamenti, curati da Buonocore insieme a Peppe Vessicchio, mostrano grande attenzione all’equilibrio tra la componente pop e quella jazzistica: fiati discreti ma mai decorativi, tastiere calde, sezioni ritmiche delicate ma incisive.
Le dieci tracce scorrono come un racconto dentro una città immaginaria: elegante, nostalgica, intima. La title track apre con una dolcezza cameristica che introduce alla dimensione sonora dell’album; brani come ''Anche questo è amore'' e ''Tieni il tempo'' mostrano una scrittura rotonda, capace di muoversi tra melodia e sofisticazione armonica.
''Rosanna'', ''Se fossi in te'' e ''Con l’acqua alla gola'', già celebri per la partecipazione a festival musicali tra 1987 e 1988 (nel caso di "Rosanna" era il Festival di Sanremo dell'anno prima), aggiungono un taglio più pop ma sempre filtrato attraverso una sensibilità elegante.
Nel complesso, l’album risulta omogeneo ma mai monotono: Buonocore esplora la dimensione del sentimento con misura e profondità, senza mai indulgere nel melodramma.
Il lavoro segna anche l’avvio della collaborazione duratura con il paroliere Michele De Vitis, che contribuisce a definire una scrittura testuale più matura, più intima, più vicina alla poetica futura dell’artista. Da questo momento in poi, i testi nasceranno sempre dalla loro collaborazione, mentre la musica continuerà a essere firmata da Buonocore.
''Una città tra le mani'' è un album che sembra sfuggire alle categorie del proprio tempo: troppo sofisticato per il pop dell’epoca, ma al tempo stesso accessibile e melodico. È un’opera di transizione, certo, ma nel senso più alto del termine: un ponte tra ciò che Buonocore era e ciò che sarebbe diventato.
È, fondamentalmente, un disco che non alza mai la voce, e proprio per questo lascia un segno profondo. Un lavoro elegante, curato, emotivo. Una piccola gemma della musica italiana degli anni Ottanta. (Andrea Rossi)