RON  "Al centro della musica"
   (1981 )

Agli inizi degli anni '80, Rosalino Cellamare (in arte Ron) era un artista diverso da tutti gli altri, in Italia. Questo concetto fu esplicitato perfettamente dal suo mentore Lucio Dalla, che di lui diceva: "Ron è l'unico music maker italiano. Cioè è un cantante, è anche un autore, è pure un musicista, è un eccelso polistrumentista, ed è soprattutto un bravissimo arrangiatore. Negli Usa questa cosa è abbastanza frequente, in Italia c'è solo lui".

Effettivamente si era nell'immediato post-"Banana Republic", tour milionario di Dalla/De Gregori nel quale Ron era stato davvero un factotum: suonava, arrangiava, teneva insieme i musicisti con grande padronanza. Un music maker totale, insomma. Aveva perfettamente ragione Dalla.

Anche se pochi se lo ricordano, e pochi pure glielo riconoscono, in quell'inizio degli anni '80 Ron cambiò la musica italiana. Il trittico di album "Una città per cantare", "Al centro della musica" e "Guarda chi si vede", tra il 1980 e l'82, scrisse una storia diversa per le sette note tricolori, al punto che pure negli album di quegli anni dello stesso Dalla c'è tanto, tantissimo Ron.

Con ''Al centro della musica'', disco centrale di quel trittico, Ron firma uno dei lavori più rappresentativi della sua maturità artistica, un album che non cerca scorciatoie né ammiccamenti facili, ma si pone come una dichiarazione di identità.

Il titolo non è casuale: qui la musica non è un contorno, bensì il fulcro emotivo e narrativo dell’intero progetto, il luogo in cui parole, melodie e memoria personale si incontrano.

Fin dalle prime tracce emerge una sensazione di equilibrio e consapevolezza. Ron non ha bisogno di stupire con effetti speciali: la sua forza sta nella misura, nella capacità di raccontare emozioni profonde con un linguaggio semplice ma mai banale.

Le canzoni si muovono con naturalezza tra ballate intime e brani più ritmati, sempre sostenute da arrangiamenti curati, che valorizzano la melodia senza sovrastarla.

Il cuore del disco è il racconto umano. Ron canta il tempo che passa, gli affetti che cambiano forma, la nostalgia che non diventa rimpianto ma occasione di riflessione. La sua voce, calda e riconoscibile, sembra accompagnare l’ascoltatore come un confidente discreto, capace di rendere universali esperienze profondamente personali. È un canto che non alza mai la voce, ma arriva lo stesso, con una sincerità che conquista ascolto dopo ascolto.

Dal punto di vista musicale, ''Al centro della musica'' si muove in un solco chiaramente cantautorale, arricchito da suoni eleganti e mai ridondanti. Le scelte strumentali sono misurate, spesso classiche, ma usate con intelligenza: pianoforti, chitarre e archi dialogano senza rubarsi la scena, creando un tessuto sonoro coeso e raffinato. Si percepisce una forte attenzione alla qualità dell’esecuzione (riecco l'eccelso music maker...) e alla resa emotiva di ogni brano.

Un altro elemento chiave dell’album è la sensazione di continuità con la storia artistica di Ron. Non c’è rottura forzata con il passato, ma piuttosto una rilettura matura del proprio percorso. Chi conosce il suo repertorio ritroverà temi e atmosfere familiari, filtrati però attraverso uno sguardo più consapevole, quasi contemplativo. È un disco che parla anche di fedeltà a sé stessi, senza nostalgia sterile.

"Si andava via", scritta a quattro mani con Renzo Zenobi, "Una freccia in fondo al cuore", la meravigliosa "Così bugiarda", "Due ragazzi" (con un ispiratissimo testo dello stesso Dalla) sono le perle assolute di un album nel quale, in verità, è davvero difficile scorgere vette e valli, talmente alto è il livello medio.

In conclusione, ''Al centro della musica'' è un album che cresce nel tempo. Non punta all’impatto immediato, ma a una relazione duratura con l’ascoltatore. È un lavoro che si lascia scoprire con calma, ideale per chi cerca canzoni capaci di accompagnare, più che di dominare. Ron dimostra ancora una volta che la vera modernità, nella musica italiana, può essere anche la capacità di restare autentici, mettendo davvero la musica – e l’emozione – al centro di tutto. (Andrea Rossi)