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OHAD FISHOF "Witchcraft & gardening"
(2026 )
Con ''Witchcraft & Gardening'', uscito per la label ateniese Solid Coated, Ohad Fishof torna dopo anni di silenzio discografico per consegnare un lavoro che sembra più un ecosistema che un album.
È un disco che respira, muta, sussurra e talvolta graffia: un percorso visionario che intreccia elettronica, sperimentazione e poesia sonora in una forma che rifiuta ogni definizione rigida.
Fishof, artista interdisciplinare abituato a lavorare tra danza, performance e sound art, utilizza qui tutti gli strumenti del suo immaginario, costruendo un paesaggio ipnotico e instabile a metà tra sogno e rituale quotidiano.
Fin dall’inizio, l’album mette in chiaro la sua natura ibrida. ''Freeze'' apre con una collisione sorprendente di fiati jazz e frequenze elettroniche lunari, un’introduzione che mescola il corporeo al cosmico, il caloroso al metallico.
Questo dialogo tra materia organica e sintesi digitale è uno dei fili conduttori del disco, un terreno fertile dove suoni naturali, strumenti acustici e texture sintetiche convivono come elementi di un giardino sonoro in perenne mutazione.
Brani come ''Looking for Water'' e ''Green Bone'' ampliano ulteriormente questo spazio, evocando ambienti alieni o primordiali tramite field recordings elaborati, rumori astratti e un senso di geologia sonora in continuo movimento.
Una delle qualità più notevoli del disco è la sua totale libertà stilistica. Fishof attraversa con audacia territori lontanissimi, mantenendo però una coerenza narrativa sorprendente. ''Noisy Body'' introduce una vena elettropop vocoderizzata, pulsante e quasi danzabile, senza tuttavia perdere il suo tocco sperimentale.
Altrove, pezzi come ''Night Travelers'' e ''Space Story'' assumono una dimensione più vicina al trip hop parlato o alla poesia sonora post-industrial, con atmosfere che ricordano la beat poetry elettronica degli anni ’90 e certe derive di progetti come Pigface o Throbbing Gristle.
La varietà timbrica è impressionante: ogni brano presenta un nuovo arsenale di suoni, come se stanze diverse di un’unica casa venissero aperte una dopo l’altra. L’ascoltatore non è mai dove pensa di essere, ma non si sente mai spaesato.
Una delle intuizioni più affascinanti del disco è il modo in cui Fishof usa la voce: parlata, distorta, sussurrata, talvolta resa quasi incomprensibile. Le parole non servono tanto a comunicare un messaggio, quanto a modellare una materia sonora. È la forma linguistica – non il significato – a diventare protagonista, come confermato dalla natura onirica e sfumata dell’opera.
Questa scelta dà all’album un carattere liminale: è come ascoltare conversazioni da dietro una porta, percepire un ricordo, o captare il rumore elettrico della mente. La complessità del sound design è uno degli aspetti di Ohad più elogiati anche dalla critica: saturazioni, timbri inediti, strumenti processati e flussi elettronici si intrecciano in un mix che risulta sempre inventivo ma mai ostentato. Ogni suono sembra avere un peso e un posto preciso nel mosaico finale.
È un lavoro che chiede attenzione, ma che ripaga con continui dettagli nascosti. ''Witchcraft & Gardening'' è un album che si prende il suo tempo, che cresce come un giardino selvatico, pieno di angoli imprevedibili e di piccole epifanie sonore. Non è musica “di genere”, ma musica che costruisce un mondo: un mondo in cui natura, voce umana e tecnologia si inseguono e si contaminano, in un rituale intimo e visionario.
Un’opera profondamente personale, che conferma Fishof come uno dei creatori più liberi e immaginifici della scena sperimentale contemporanea. Un disco da ascoltare più volte, lasciando che la sua alchimia faccia effetto. (Andrea Rossi)