ALBERTO FORTIS   "West of Broadway (40° anniversary remastered edition)"
   (2026 )

A distanza di quarant’anni, ''West of Broadway'' torna in una versione rimasterizzata che non ha il sapore della semplice operazione nostalgia. Piuttosto, è l’occasione per rimettere a fuoco uno dei lavori più ambiziosi di Alberto Fortis, un disco che già nel 1985 cercava di uscire dai confini della canzone italiana per dialogare con un immaginario più internazionale.

Fin dalle prime tracce si percepisce questa tensione. ''Dal mare'' e ''Io parlerò di noi (America)'' aprono il disco con uno sguardo ampio, quasi cinematografico, mentre ''Incontro a lei'' riporta tutto su un piano più emotivo, intimo, senza perdere quella patina sofisticata che attraversa l’intero album. Fortis qui gioca molto sull’equilibrio tra racconto personale e suggestione sonora, lasciando che siano anche gli arrangiamenti a costruire atmosfera.

Uno dei momenti più affascinanti è ''Stelle della notte (Ann Field)'', che si muove tra malinconia e visione notturna, seguita dalla più scura ''Black bluesy night'', dove emerge una vena quasi jazzata, complice anche una formazione di musicisti di altissimo livello. Non è un caso: questo è un disco che vive anche di suono, di dettagli, di stratificazioni che oggi la rimasterizzazione rende ancora più leggibili.

''Luci al mattino'' e ''Anche il vento qui'' portano invece una luce diversa, più ariosa, mentre ''Angelica'' si inserisce tra i momenti più delicati del lavoro, con una scrittura che non cerca mai l’effetto facile. Poi arriva ''Immagina che'', rilettura personale di ''Imagine'' di John Lennon: non una traduzione, ma una vera riscrittura, che prende spunto dall’originale per costruire un percorso autonomo, coerente con l’identità di Fortis.

La chiusura con la suddetta ''Immagina che'' e la title track ''West of Broadway'' riporta tutto dentro una dimensione quasi simbolica: un luogo mentale più che geografico, dove convivono influenze, visioni e identità diverse.

Riascoltato oggi, ''West of Broadway'' colpisce per la sua libertà. Non è un disco immediato, né accomodante, ma proprio per questo conserva un fascino particolare. La versione rimasterizzata non fa altro che restituirgli profondità, permettendo di coglierne meglio le sfumature. Un lavoro che, a quarant’anni di distanza, continua a muoversi fuori asse e forse è proprio questo il suo punto di forza. (Sara Stella)