FRANCE DE GRIESSEN  "Dawn breakers"
   (2026 )

Introdotto da un artwork di copertina – un pugnale con un fiore sul manico - che è un perfetto biglietto da visita, “Dawn Breakers” è il quarto album di France De Griessen, poliedrica artista francese il cui multiforme, stratificato percorso si snoda tra musica, teatro, cinema, fotografia e arti figurative.

Pubblicati per Prohibited Records, trentuno minuti inafferrabili ed ambivalenti oscillano languidi, desolati e sibillini tra carezze e sfregi, offrendo in punta di chitarra il verbo intimo ed introverso di un’autrice (qui anche musicista in solitaria, con episodico supporto di Cannonball Statman) abile nell’aprire finestre su uno spaccato di sottili inquietudini e brividi a fior di pelle.

Largamente incentrato sull’insistito arpeggiare - falsamente accomodante e conciliante, in realtà problematico e dolente - della chitarra e su rari contrappunti affidati ad una strumentazione ridotta all’osso, l’album conserva intatto un pathos strisciante, ben veicolato dal crooning intenso e penetrante di France, capace di ondeggiare tra una soave, quasi celestiale morbidezza (“July”), ed una insinuante, ineludibile mestizia, dispensata in trame ipnotiche declinate in tonalità costantemente minori.

In un clima di apparente rilassatezza che privilegia una dimensione raccolta e trasognata, concedendosi in un unico episodio alla batteria di Nicolas Laureau (“High Strung Master”), vanno in scena otto episodi di statuaria afflizione, sublimati nell’oceano di contrizione di una memorabile “Where have you been, my friend?”, nel passo catatonico di “You Can Keep”, nella litania monocorde di “Cloud Cakes” con le sue piccole impennate nervose.

Essenziale, ma non scarno, diafano ed esangue a tratti, dolce, ma non pacificato, “Dawn Breakers” somiglia ad un fiume placido il cui lento fluire induce ad una serafica calma; sopra, il cielo è terso, ma nuvole sparse in lontananza suggeriscono che, prima o poi, il quadretto idilliaco potrebbe rompersi. C’è una tempesta che attende di scatenarsi, ben celata alla vista, in agguato dietro l’orizzonte. (Manuel Maverna)