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MATTEO STELLA "Radeche fonne"
(2026 )
Con ''Radeche fonne'' Matteo Stella, dopo aver visitato i dancefloor con il moniker Broken Audio, stavolta firma un disco che sembra nascere dalla terra prima ancora che dallo studio di registrazione. Il titolo evoca l’idea delle “radici profonde”, e l’album ne è una traduzione sonora coerente e sentita: un lavoro che guarda indietro, alla memoria e all’identità, senza però rinunciare a una ricerca personale e contemporanea.
Il punto di forza del disco sta nella sua autenticità. Le composizioni di Stella trasmettono un senso di intimità quasi confidenziale: ogni brano appare come un frammento di racconto, costruito con misura e rispetto per il silenzio tanto quanto per il suono. Non c’è mai l’impressione di una sovrabbondanza; al contrario, ''Radeche fonne'' si muove per sottrazione, lasciando spazio all’ascoltatore di entrare, di riconoscersi, di completare ciò che resta sospeso.
Dal punto di vista musicale, l’album intreccia tradizione e sensibilità moderna, con arrangiamenti che sembrano radicati in un immaginario popolare ma rielaborati con uno sguardo attuale. Attraverso la pratica del field recording (con cui scattare istantanee sonore), sia attraverso una serie di composizioni per strumentazione ridotta (organo, violoncello, chitarra elettrica), le melodie hanno spesso un andamento meditativo, talvolta malinconico, sorrette da scelte timbriche calde e mai invasive. La voce – quando presente – non cerca il virtuosismo, ma privilegia l’espressività, diventando uno strumento narrativo al pari degli altri.
Un altro elemento notevole è la coerenza emotiva dell’opera. ''Radeche fonne'' non è una raccolta casuale di brani, ma un percorso: si avverte una linea comune che attraversa tutto il disco, fatta di appartenenza, memoria e tempo. Questa compattezza rende l’ascolto particolarmente efficace se affrontato dall’inizio alla fine, come un unico racconto musicale.
Si passa da “Cagnara muta” a “Rsumiju”, fino alla bellissima “Congedo In La Minore” (composta da Massimiliano Luciani), con il testo dialettale tratto dal poema “Congedo” del petroliese Giovanni Ginobili. Da notare il lavoro alle tastiere dello stesso Stella, alle prese con un rarissimo organo Gaetano Callido risalente al 1791, che risuona imperioso ma al tempo stesso delicato nella chiesa di San Biagio e Romualdo a Fabriano dove il disco è stato registrato.
In definitiva, ''Radeche fonne'' è un album che non cerca scorciatoie né soluzioni facili. Matteo Stella propone un lavoro sincero, radicato e personale, capace di parlare a chi è disposto ad ascoltare con attenzione. Un disco che cresce con il tempo, come le radici a cui fa riferimento: lentamente, ma in profondità. (Andrea Rossi)