PHIL WICKHAM  "Song of the saints (deluxe edition)"
   (2026 )

“Song of the Saints” è il decimo album in studio del musicista americano Phil Wickham e nella sua versione iniziale è uscito il 12 settembre 2025 tramite Fair Trade Services e Columbia Records.

Pochi mesi dopo, il 13 marzo 2026, è uscita l’edizione “deluxe” dello stesso album. Nella pubblicazione online statunitense JubileeCast.com, il nuovo progetto viene così presentato (tr. n.): “Piuttosto che essere un semplice riempimento del disco originale, l’edizione deluxe reinventa con cura molti dei momenti più amati dell’album, attraverso registrazioni dal vivo, collaborazioni con artisti ospiti e versioni remixate che infondono una vita nuova in canzoni che già risuonano nelle chiese di tutto il mondo”.

È molto probabile che il riferimento alle “chiese di tutto il mondo” (in inglese “churches worldwide”) in realtà riguardi soltanto le confessioni cristiane più presenti negli USA – cioè quelle di tipo protestante – e che non vada inteso in un’accezione ecumenica.

Infatti, le caratteristiche musicali dei brani di Phil Wickham, nonostante i messaggi di fede cristiana presenti nei testi, sono molto diverse da quelle dei canti liturgici tradizionali, essendo invece uguali a quelle del pop-rock commerciale che siamo soliti ad abbinare a contesti laici. Raramente tale tipo di musica si sente nelle chiese cattoliche e mai in quelle dei cristiani ortodossi.

Per il pubblico italiano (nella maggior parte cattolico) che volesse ascoltare i brani di Phil Wickham, è importante sapere che la sua musica fa parte del genere chiamato contemporary christian music (CCM) o contemporary worship music (CWM), genere che accompagna le celebrazioni religiose dei cristiani facenti parte delle varie congregazioni genericamente identificate con il concetto di contemporary worship (“culto contemporaneo”, sarebbe forse una possibile traduzione in italiano).

Il contemporary worship è emerso durante il Novecento nel seno del Protestantesimo evangelico occidentale e nelle sue celebrazioni la musica viene usata come mezzo principale di comunicazione.

Inoltre la figura che guida le assemblee in tale tipo di culto non è un membro del clero, come nelle chiese tradizionali, bensì un worship leader, persona con funzioni di guida religiosa la cui formazione professionale è innanzi tutto una di tipo musicale.

Come indicato nella sua biografia online (su Wikipedia), Phil Wickham ricopre anche l’incarico di worship leader ed è in relazione a questa specifica realtà che nascono e che vanno interpretate le sue canzoni.

L’album “Song of the Saints (deluxe edition)” è composto da ben 34 tracce, tra le quali, però, diverse vengono riproposte almeno tre volte, in varie versioni: uno stesso brano si può ascoltare, per esempio, in versione dal vivo davanti a un pubblico numeroso che canta in coro insieme a Phil, poi in duetto con altri musicisti, e infine in variante remixata con aggiunta di strumenti synth che imprimono un’aria tecno tipo anni ‘90.

Le musiche seguono strutture e trend già esistenti nel pop e nel rock commerciale del secolo scorso, con uno stile che varia a seconda dello scopo per il quale ogni canzone è stata prodotta: alcune tracce – come “The King Is In The Room”, “So So Good”, “Homesick For Heaven”, “Fear Has No Power”, “Miracle Maker” ecc. – ricordano l’entusiasmo di massa statunitense che si respira nei concerti di Bruce Springsteen (“stadium-sized production”, come JubileeCast chiama questo tipo di produzione), altre invece – come “God Is Good” – sono più calati nell’atmosfera rilassata e rassicurante del gospel afro-americano e altre ancora, come “Wondrous Cross” o “The Stand (Amen)” inducono stati d’animo intimi e riflessivi.

A volte certe canzoni, per via dei cori, del tipo di linea melodica e del timbro della voce solista, sembrano ricordare il carattere di alcuni brani del nostro Claudio Baglioni. “What An Awesome God” – reinterpretazione di un “classico” inno inizialmente cantato da Rich Mullins – può in tal senso essere un esempio illustrativo.

I testi, preghiere in generale personali e non canoniche, sono tutti dei messaggi espliciti di adorazione nei confronti di Gesù, spesso con riferimenti poetici ai punti essenziali e più “popolari” del Vangelo e della Bibbia.

Un testo che alla sottoscritta piace abbastanza è quello del brano “Able”, presente sul disco in due versioni, tra cui una in duetto con il cantautore cristiano Brandon Lake… S’intitola “Able” (“Capace”), perché Gesù è capace di aiutare le persone a presentarsi senza peccato davanti al Signore (“Who is able? Who can save me?/ Who can keep me from the fall?/ To present me as faultless/ Before the Holy God”), di amarci e sostenerci sempre (“You will love me and sustain me,/ You will never leave my side,/ You will guide me and protect me/ Every moment of my life”) e ancora – come recita il ritornello – di darci molto di più rispetto a quello che Gli chiediamo e che immaginiamo Lui possa fare per noi (“Exceedingly, abundantly more”).

La canzone “Able” è importante anche perché accenna al Venerdì Santo, alla Resurrezione e al ritorno di Gesù tra gli uomini (“God, You freed me on a Friday,/ When You died for all my sins,/ Then You raised me on a Sunday,/ You came back to life again”… “Crucified, risen and regning/ And coming again”) e perché il Signore viene glorificato ora e per sempre (“Now to Him be the glory/ Forever and ever,/ Amen”).

Un’altra canzone che attira l’attenzione in senso positivo è “God Is Good”, soprattutto nella variante eseguita insieme al trio CAIN. L’artista che recita le strofe, per la precisione Logan Cain, dice ad un certo punto “God is great, God is good,/ But don’t just thank Him for our food,/ Let us praise Him like we should”, il che fa sperare in un orientamento della gente comune degli Stati Uniti verso un orizzonte spirituale che stimoli a superare la vita da mero consumatore asservito al mercato.

La musica del celebre e antico inno cristiano protestante “Amazing Grace” risuona all’inizio dell’album, in una rielaborazione intitolata “It Really Is Amazing Grace” e interpretata in duetto con l’autore e polistrumentista cristiano David Wallace Crowder (conosciuto nel mondo musicale come Crowder). Si nota l’arrangiamento che mette insieme chitarre, cori e percussioni, richiamando di nuovo Baglioni alla memoria dei fans del grande cantautore italiano.

La carriera cinematografica di Phil Wickham – svoltasi parallelamente a quella musicale e ugualmente dedicata ai temi cristiani – lo vede nel 2025 protagonista del film di animazione “David”. Non poteva perciò mancare dalla tracklist dell’album anche un brano musicale le cui strofe mettono in risalto la bellezza di un testo tradizionalmente attribuito al Re Davide: il Salmo 8.

La canzone s’intitola “Psalm 8 (Hallé)” e mette in musica una delle molte versioni del Salmo 8. Le parole del Salmo vero e proprio si ascoltano con piacere, mentre risulta meno convincente l’atmosfera quasi calcistica che viene creata dal ritmo tribale (tipo “Waka Waka” di Shakira) e dal saltellante “Hallé, Hallé” cantato come abbreviazione della parola “Hallelujah”.

A metà album sentiamo un “promemoria vocale” (“voice memo”) intitolato “Everyday Hallelujah” e seguito da un’omonima “traccia nascosta” (“hidden track”). Lo scopo del promemoria è quello di annunciare al pubblico – questa volta parlando, non cantando – la pubblicazione del nuovo libro scritto da Phil Wickham, in cui l’autore intende offrire ai credenti del culto contemporaneo consigli su come praticare una fede quotidiana e non solo occasionale.

L’intenzione palesemente pubblicitaria del “voice memo”, sottolineata da frasi poco poetiche come “It comes out in August” o “You can preorder it right now” relative al libro che s’intende vendere, viene compensata – come d’altronde accade nell’intero album – da una semplice e autentica sincerità… come leggiamo anche su JubileeCast: “…the consistent emotional sincerity and the album’s renewed collaborative energy keep the experience engaging from beginning to end”.

“Song of the Saints (Deluxe)” di Phil Wickham è tutto sommato un album interessante, che va valutato con una mente tranquilla e razionale, senza farsi condizionare da passioni o pregiudizi. E se poi comincia anche a piacere un po’, meglio ancora! (Magda Vasilescu)