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MARIO EVANGELISTA "Da capo"
(2026 )
Attivo da vent'anni come compositore, arrangiatore e polistrumentista, e militante in band come The Pitchforch, The Gutbuckets e tante altre realtà (compreso il Collettivo Jambona, vincitore del Premio Ciampi 2025), Mario Evangelista sente il bisogno di ritagliarsi uno spazio tutto suo. Prende in mano la chitarra acustica e ricomincia da capo, da sé.
L'album “Da Capo” contiene otto composizioni per le sei corde, dove tra arpeggi e melodie, escono dei temi dalla personalità definita, tra la malinconia de “La plage en bas” e la spigliatezza serena di “Magnolia”.
Numerosi i momenti virtuosi, come in certi passaggi de “L'acqua cheta”, ma la bravura è sempre al servizio dell'espressione. Il brano “Pitchtorch (reprise)” si apre con quei graffi nervosi tipici di quando si suona la steel guitar. E poi vai di slide in melodia e accordi: sembra di sentire Ry Cooder.
Il suono però subisce qua e là qualche piccola leggera modifica, qualche gioco di elaborazione elettronica, soprattutto su quei graffiati così tanto evocativi. “Recercare” è sostenuta da una melodia suonata su due ottave insieme.
Vi lascio scoprire da soli “Diarabi”, “L'abandon” e soprattutto la sognante “Sunday Morning Blues” (la mia preferita, proprio in chiusura all'album), che sono altrettanto diverse tra di loro.
L'album “Da Capo” ci mostra assieme le capacità compositive ed esecutive di Mario Evangelista, aprendoci la porta alla sua interiorità. (Gilberto Ongaro)