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INTERPRETI VARI "Anni da cantare… Italian graffiti"
(2026 )
Con ''Anni da cantare… Italian Graffiti'', pubblicato da Halidon in collaborazione con Radio Italia Anni 60, si ha l’impressione di sfogliare un album di ricordi sonori, un diario musicale a più mani che mette insieme quattro personalità molto diverse della canzone italiana: Francesco Baccini, Franco Simone, Alberto Fortis e Ivan Cattaneo.
Più che una semplice raccolta, il disco si configura come un mosaico emotivo che restituisce, con accenti differenti, lo spirito di un’epoca e la sua evoluzione.
Il filo conduttore è evidentemente la memoria: quella personale, artistica e collettiva. Il titolo stesso – Italian Graffiti – suggerisce l’idea di tracce lasciate nel tempo, segni diversi che, accostati, compongono un racconto più ampio.
Non si tratta solo di nostalgia, ma di una rilettura consapevole di brani e atmosfere che hanno contribuito a definire l’identità della musica italiana tra gli anni ’70, ’80, '90 e oltre.
Francesco Baccini porta nel progetto la sua consueta ironia intelligente e quella vena cantautorale capace di bilanciare leggerezza e riflessione. La sua presenza funziona da collante: racconta il quotidiano con uno sguardo disincantato, ma sempre partecipe, mantenendo un tono accessibile senza mai scadere nel banale. Si tratta di tre registrazioni dal vivo realizzate il 30 agosto 2024 a Cittadella durante l’inaugurazione del festival Cittadella Jazz, accompagnato dal maestro Mauro Ottolini e dall’Orchestra Ottovolante.
Franco Simone, con la sua cifra melodica inconfondibile, introduce una dimensione più lirica e sentimentale. La sua interpretazione è carica di pathos, quasi teatrale, e rimanda a un modo di intendere la canzone come racconto emotivo totale, in cui la voce diventa strumento principale per costruire empatia. Si destreggia tra una raffinata versione de “La mia storia tra le dita” di Gianluca Grignani e una personale rilettura de “Le tasche piene di sassi”, successo firmato da Jovanotti ed apprezzatissimo dallo stesso Lorenzo nella versione di Franco Simone.
Alberto Fortis aggiunge invece una componente più drammatica e introspettiva. Il suo stile, spesso teso e viscerale, rompe l’armonia apparente del disco per introdurre profondità e contrasto. Le sue tracce (“La sedia di lillà”, “Settembre” e “Marilyn”) sembrano interrogare l’ascoltatore, invitandolo a fermarsi e a scavare oltre la superficie.
Infine Ivan Cattaneo, figura iconica per originalità e spirito anticonvenzionale, porta colore e leggerezza, ma anche una sottile vena provocatoria. La sua attitudine pop e sperimentale dona al disco dinamismo e imprevedibilità, evitando che la raccolta si adagi su toni troppo omogenei o celebrativi, attraverso le sue riletture di “Nessuno mi può giudicare”, “Che colpa abbiamo noi”, “Sono bugiardo” e “La bambolina che fa no no”.
Dal punto di vista sonoro, la produzione Halidon è pulita e rispettosa del materiale, senza eccessi di modernizzazione: si percepisce la volontà di mantenere intatta l’autenticità delle interpretazioni, valorizzando le peculiarità di ciascun artista.
L’equilibrio tra le tracce è ben costruito, alternando momenti più intimi a passaggi energici, in un flusso che scorre con naturalezza. Ciò che colpisce maggiormente è la varietà degli approcci: quattro linguaggi diversi, quattro modi di raccontare la musica e il tempo.
Invece di cercare un’omogeneità forzata, la compilation celebra proprio queste differenze, trasformandole in un punto di forza. Il risultato è un ascolto stratificato, capace di parlare sia a chi ha vissuto quegli anni sia a un pubblico più giovane curioso di scoprirne le sonorità.
In definitiva, ''Anni da cantare… Italian Graffiti'' non è solo una raccolta celebrativa, ma un piccolo viaggio nella storia recente della musica italiana, filtrato attraverso quattro voci autentiche.
Un disco che non urla per farsi notare, ma che conquista poco alla volta, lasciando – proprio come un graffito – un segno discreto ma duraturo. (Andrea Rossi)