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DEMIKHOV "The world as non-objectivity"
(2026 )
Se conoscete già i Demikhov, fermi tutti: qui non c'è quello che vi aspettate. La band punk noise, conosciuta per le brucianti performance di batteria, basso, chitarra e urla, stavolta ha scelto di virare solo sul noise, senza il punk e l'hardcore. Ma non è un muro di rumore.
L'ispirazione per il nuovo lavoro della band bresciana è radicale quanto la loro decisione musicale: il pittore sovietico Kazimir Malevič, fondatore del suprematismo (che non è quella brutta cosa razzista americana, bensì un movimento artistico russo, fondato nel 1913).
“Il mondo come non oggettività” è il fondamento filosofico dietro a quest'arte astratta. L'arte deve servire solo la sensibilità artistica, non più la religione né lo Stato. Potete intuire come sia andata a finire in Unione Sovietica, dove l'accusa di formalismo poteva essere fatale...
Per esprimere la sensibilità pura, Malevič utilizzava esclusivamente forme geometriche e colore. Sono ben cosciente che al giorno d'oggi siamo circondati da arte “concettuale” totalmente truffaldina, senza alcun reale valore se non quello economico.
Ma qui il concetto c'era, e bello profondo, e ci vuole per forza il contesto per capire l'opera più famosa di “Malevič”, il “Quadrato nero”, che è letteralmente una tela quadrata, tutta nera. Detto così, sembra uno scherzo dada. In realtà, il posizionamento del quadro nella stanza che lo ospita, rivela il significato politico dell'opera.
Il “Quadrato Nero” è appeso all'angolo della sala, proprio nel posto dove di solito in Russia si appendono le icone religiose. Metterlo lì, significa negare la raffigurazione asservita all'istituzione religiosa, ribadire la libertà dell'arte e l'autonomia dell'artista.
Capite che, in questo contesto, la provocazione ha un grande valore, rispetto alla banana di Cattelan che invece è l'ennesimo gioco con il mercato. Cattelan non rischia nulla; Malevič è stato accusato di spionaggio, arrestato e torturato, per essersi rifiutato di dipingere opere di propaganda. Come dicono i giovani d'oggi: quanta aura bro!
Questo tipo di arte astratta era il punk delle arti visive. Ragionandoci quindi, non sorprende che i Demikhov ne siano rimasti affascinati. Ma come fare musica astratta? Beh, basta rinunciare alla possibilità di fare musica “figurativa”, cioè creare melodie, armonie e ritmi. E niente strumenti musicali!
Questi sono i credits di chi suona: Cesare Cognini (no-input setup), Marco Tabacchini (no-input setup), Zano Mattia Boni (no-input setup).
Esce così “The World as Non-Objectivity”, per Archaeological Records, Dio Drone, Acvfene e Oceani. Come fa intuire la seconda (blasfema) etichetta, questa è una drone music radicale. È realizzata completamente dai suoni generati dal mixer e dispositivi privi di input, che quindi hanno solo rumori di output.
I titoli delle tracce ricalcano quelli dei quadri di Malevič: “Lines and Circles, Disappearing”, “Electric Masses in The Fourth Dimension”, “A Black Square is Never Empty” e “Blinding White”, perché il pittore ha realizzato anche il quadrato bianco su fondo bianco, più radicale di così...
L'ultima traccia è una mezz'ora dal vivo, suonata a Sesto Fiorentino, ed è la titletrack. Siamo così avvolti dai rumori elaborati per quasi un'ora. Chiaramente è difficile parlarne in maniera razionale, dato che l'oggettività è completamente negata fin dal principio. Posso solo dire che il finale mi sembra un elicottero psichedelico.
Con questo passo, i Demikhov hanno trovato una forma forse definitiva di drone noise, nipote del famoso dispetto di Lou Reed di più di cinquant'anni fa, quello di “Metal Machine Music”. Solo che quello era realizzato con la chitarra, mentre qui sono assenti gli strumenti, pure quelli elettronici. Siamo soli a contemplare il vuoto del rumore, nel quale, come nelle macchie di Rorschach, possiamo sentire quello che crediamo noi, con la nostra sensibilità. (Gilberto Ongaro)