PAUL MC CARTNEY  "The boys of Dungeon Lane"
   (2026 )

Poco prima dello scoppio della pandemia, il regista inglese Danny Boyle sprecò l'occasione del film del secolo (producendo però un film tutto sommato sufficiente) con ''Yesterday'', in cui un ignoto musicista e cantante dopo un incidente si trova in una realtà alternativa in cui i Beatles, come peraltro altri celebri brand, non sono mai esistiti sul pianeta come gruppo.

Le loro canzoni si possono quindi mandare per il mondo come inediti capaci di conquistarlo, come è storicamente accertato, e John Lennon è un altrettanto ignoto fricchettone anziano.

Tema difficile da raccontare tenendo insieme distopia, emozioni, critica all'industria musicale e un bagaglio di canzoni eterne di cui non si può far senza.

Questo per dire che ci sono cose a cui si deve esprimere gratitudine senza limiti e senza condizione, come il fatto che alla veneranda età (84 ben suonati) che ha raggiunto, e tutto sommato con invidiabile tenuta, Paul McCartney ha tutto il diritto di divertirsi e fare l'ex Beatle e l'ex Wings e tornare in scena con questo ''The Boys Of Dungeon Lane''.

Lavoro cui dobbiamo accostarci con reverenza e rispetto, anche perché qui l'ex Fab Four torna letteralmente alle radici di un giovinezza in cui mai avrebbe sperato di aver fatto un giorno parte di un gruppo destinato a entrare nella storia della musica, e soprattutto a cambiarla.

Un viaggio nel tempo che è senza tempo, l'eco di antiche glorie che permane durevole, la capacità immutata di attraversare stili e generazioni e saper comunque tessere canzoni, semplici solo in apparenza, che rimangono dentro, fungono da cartine al tornasole della autenticità che ancora siamo capaci di esprimere, e questo vale per chi ha la forza di guardarsi indietro oltre che dentro.

Questo per chiudere un cerchio di ricordi vastissimo, e immagino anche pesante da portare senza la leggerezza cui i Beatles ci hanno insegnato a coltivare, ciascuno come può, nella vita che gli tocca.

Non c'è romanticismo nostalgico ma la solida consapevolezza di essere autorevoli, esemplari, inimitabili anche nell'età del declino. Chissà George e John cosa avrebbero combinato, da soli e magari con gli altri due, se fossero arrivati a questa età.

Il Regno Unito ha fatto una cavolata con la Brexit, e i sovrani non se la passano granché, ma il Regno rimane in vetta nella musica. Voto 9. (Lorenzo Morandotti)