AMMARACICCAPPA  "Al qantarah"
   (2007 )

Ammaraciccappa. E che vuol dire? Aprendo il curatissimo booklet del cd si è subito soddisfatti nella curiosità: "ammàra" significa "sono guai", "ci" sta per "chi (per chi ci)" e "cappa" significa "incappa, capita sotto". Traduzione, quindi: guai a chi ci capita! Bisogna essere, quindi, spaventati? Per nulla. O meglio, qui si deve spaventare solo chi non ama la buona musica. Il percussionista e vocalist salentino Umberto Papadia, in arte Upapadia, è collaboratore fisso di Teresa De Sio, parte fondamentale dello show della cantante napoletana anche nell'ultimo tour di "A Sud! A Sud!" insieme al gruppo di danze Tersìcore. Quando Upapadia conosce Antonino Chiaramonte, compositore e produttore molto attivo nella musica elettronica contemporanea, ha l'idea fondamentale, che da vita al progetto Ammaraciccappa: unire, cioè, l’accurata ricerca dei suoni elettronici propria di Chiaramonte con gli strumenti ed i canti popolari, italiani e non. Senza che questo ambizioso progetto snaturi le melodie popolari trattate, mantenendone assolutamente intatta l’autenticità. Nasce così Al Qantarah, ovvero "Il Ponte", simbolo più che mai esplicito di questa operazione musicale e culturale, miscela perfetta di suoni sospesi tra universo sonoro del mondo moderno e tradizione, italiana (pizzica, tammurriata, tarantella) e no: nel disco si trovano infatti, spalla a spalla con ritmi e colori nostrani, i suoni rituali della musica Gnawa dell'Algeria e del Marocco. Il tutto tra fiati etnici, liuti arabi, organetti, marranzani, trombe, tammorre, "oggetti trovati" trasformati in percussioni, udu e djembè, a svelare l’insospettabile vicinanza tra lingue e codici diversi. Un ponte che quindi non solo attraversa virtualmente il Mediterraneo, ma che attraversa anche epoche ed esperienze musicali apparentemente lontane tra loro: ricerche condotte ad esempio da alcuni compositori "colti" (come Béla Bartók) verso la musica di tradizione orale o, in senso inverso, da compositori "rock" come Frank Zappa verso la musica "colta". Una ricerca, insomma, di grande spessore culturale, oltre che musicale: senza che però questo comporti un appesantimento per l'ascoltatore, anche per quello un po' distratto, che sarà comunque vinto da queste sonorità classiche e moderne al tempo stesso. Un bell'esempio, insomma, di musica intelligente. Per la mente e per il cuore. (Andrea Rossi)