BLUVERTIGO  "Zero"
   (1999 )

Quando uscì, si stava lentamente annusando la voglia di revival anni '80, e questo disco sembrava fatto apposta per quei vil dannati che non si erano adeguati alla modernità. D'altra parte, Morgan stesso stava disperatamente cercando di chiudere il cerchio, fingendo di essere un novello David Bowie - quello dei tardi '70 e primi '80 - con la mente di Battiato ritrovatosi, di colpo, a suonare nei Depeche Mode. Con tanto di Andy che, ormai, poteva battagliare per il ruolo di miglior clone esistente di Martin Gore. Con queste premesse, "Zero" è un eccellente Bignami dei suoni e della mentalità che furono, andando oltre quello che è il classico pregiudizio sul decennio dei Duran Duran eccetera: non solo spalline e rimmel, non solo tastierine per fare delle basi elettroniche, ma anche tutto il mondo che c'era al di là della faciloneria. Si sentono echi di malinconia ("Forse", cantata da Andy come, appunto, nemmeno Martin Gore avrebbe fatto) e di sassofoni ("Finché saprai spiegarti"), di accenni new wave - nella titletrack - così come di technopop vero e proprio ("Sono:sono", che deve molto, moltissimo, a "Blue Monday" dei New Order, o "Sovrappensiero"). Pagato poi il tributo alla cover del Bowie che distrugge la macchina, il disco mostra la sua stupenda ottantaggine nei pregi così come nei difetti. Perché, diciamoci la verità, molti album degli '80s erano spesso e volentieri dei clamorosi raccoltoni di meravigliosi singoli appaiati ad orrendi riempisolchi, tanto noiosi quanto inutili. E anche "Zero", raccogliendo questa eredità in tutto e per tutto, potrebbe essere tranquillamente potato di qualche cosa, soprattutto nel finale, senza per questo perderci niente, anzi. D'altra parte, Morgan avrebbe dovuto chiedere lumi proprio allo stesso Battiato, che compare qua e là con i suoi vocalizzi: Francuzzo, maestro dei dischi che non andavano oltre i 35', gli avrebbe spiegato che la musica non si misura a peso, e non c'è bisogno di aggiunte solo per allungare il brodo. Lo facevano i Duran Duran - dai, "Seven and the ragged tiger", esclusi i singoli, era inascoltabile - perché dovevano fare un disco all'anno e raggiungere almeno i 40' di registrato, ma perché loro? Forse (forseeee), era solo un trucco per calarsi ancora di più nella parte. (Enrico Faggiano)