FRAULEIN ROTTENMEIER  "Rottami"
   (2014 )

Così come non serve necessariamente chiamarsi Simon Reynolds per recensire dischi, allo stesso modo non occorre essere i Radiohead per guadagnarsi il plauso e l’approvazione di critica e pubblico. Talora, come nel caso dei Fraulein Rottenmeier, trio originario della provincia di Brescia attivo dal 2008 e giunto di recente a pubblicare il secondo album ufficiale, una buona idea può bastare a porre le basi di un lavoro controverso, ma decisamente futuribile, ancorché infarcito di elementi atti ad insinuare più di un dubbio nel perplesso ascoltatore. Strana musica, questa, dall’apparenza innocua ma stravolta da mille contaminazioni, una musica la cui ambiguità è celata dietro il fragile paravento di una accessibilità di sola facciata; fondata su un tappeto di elettronica variegata che ricorda a tratti da vicino il sound dei Subsonica (“Rumore”), quella di “Rottami” è musica da rave party o da discoteca estiva truccata forse da operazione fintamente intellettuale, al più operazione intellettuale fintamente giullaresca. Il confine – non solo su un piano musicale, bensì anche su quello contenutistico - è assolutamente labile, e veleggia a ridosso di una elettronica truffaldina ma appetibile, che pare paccottiglia ma è forse un tentativo di cabaret espressionista nello stile di Danilo Fatur (i vocalizzi dell’opener “Avresti vinto tu” giungono tanto inattesi quanto affascinanti, così come totalmente fuori misura è l’inno politicamente scorretto di “Morta Maria”, necrologio techno da ballare in spiaggia): se sia voluto o meno, questo rimane il nodo critico da sciogliere, ossia se dietro liriche tanto ingenue da sembrare censurabili (“Pugno sul tuo grugno”, “Hai mangiato un limone?”) si nasconda un reale intento provocatorio che trasformi in arte un’indole apparentemente buffonesca o se ci troviamo altresì al cospetto di un prodotto di bassa lega tout court. Nel dubbio, voglio propendere per la prima ipotesi: potrebbe trattarsi di un abbaglio o di un furbo raggiro, ma il potenziale c’è, ed è notevole. Interessanti, con riserva. (Manuel Maverna)