EDOARDO DE ANGELIS  "Il cantautore necessario"
   (2017 )

Edoardo De Angelis, dagli anni ’70 a oggi, ha contribuito allo sviluppo e all’immagine della canzone d’autore italiana, e alla costruzione di un tipo di intellettuale che sa attraversare gli ambiti e le epoche con una capacità rara. Prima il Folkstudio, la vittoria al Cantagiro Cantamondo del ’71 con la storica ballata romana “Lella”, l’incontro con Francesco De Gregori, del quale diviene produttore esecutivo dei suoi primi due LP; poi l’esordio solista nel 1976, le collaborazioni nel corso dei decenni con tanti pilastri della musica italiana – Mina, Riccardo Cocciante, Lucio Dalla, Sergio Endrigo su tutti. Da non sottovalutare infine i progetti “à coté” del mondo dello spettacolo, come un’edizione de “La Buona Novella” di Fabrizio De André per il Teatro Biondo di Palermo, e del mondo della letteratura – fu consultato per un intervento sul libro “1948. La Costituzione è il punto finale della democrazia?”. E ancora: i tour teatrali con Neri Marcoré; la partecipazione a premi importanti, come il Premio De André; le onorificenze ricevute, come il Premio Lusafrica nel 2012. Stiamo parlando di un artista a tutto tondo, maturo e versatile, che continua a influenzare le nuove generazioni e a essere influenzato dai suoi idoli, amici, compagni di vita, e che non viene celebrato mai abbastanza.

La musica. Prima di tutto la musica. È intorno a essa che si svolge tutta la vita artistica, così variegata e impegnata, di De Angelis. La musica è il punto di partenza e il luogo di nascita di un pensiero fluido che lo ha formato e fatto crescere nel tempo come artista e uomo. L’amico Francesco De Gregori è il produttore artistico di questa nuova, convincente opera, piena quasi solo di classici, che si apre proprio nel segno di un classico, “La Canzone dell’Amore Perduto” di Faber, interpretata in maniera così disinvolta, calda e sincera da farla ritornare a uno stadio quasi primitivo, a quando fu appena venne pubblicato, prima che entrasse nell’immaginario collettivo italiano. È un atto di amore, un’operazione talmente naturale da risultare complicata, paragonabile alle due esecuzioni straniate e rocciose di “Hotel Supramonte” da parte di Paolo Saporiti, nel suo album del 2015, in vesti completamente diverse tra loro.

Il disco è formato da brani di altri autori, tutti assimilati splendidamente da De Angelis e resi propri in modi originali. La sequenza iniziale – grazie alla centralità di una chitarra meravigliosa – è composta dalla breve “Oltre il Muro” e dalla sentita “Amata Terra Mia”, e sfocia nella spoglia e pianistica “Decembre”, strumentale, che abbraccia l’inverno con un calore inaspettato. A spiccare nella prima parte di disco è “Santa Lucia” di Francesco De Gregori, in cui il pianoforte è nuovamente al centro, e la voce di De Angelis sembra il lato onorico di quella dell’amico spinto all’estremo. Un canto che si trasforma subito in preghiera laica; l’impronta del suo autore qui si sente come non mai, e l’assolo di chitarra spezza il cuore e ci destabilizza.

Il disco – che si può pensare lungo osservando le diciotto tracce – scorre in realtà veloce, alternando momenti di dominio del pianoforte a momenti di dominio della chitarra, frapponendo strumentali dolcissimi a canzoni il cui testo è pregnante: è un tributo a colleghi e amici, ma anche una riflessione all’universo di De Angelis e alla sua esperienza di cantautore e di esperto del settore. “Cantautore Necessario” non può essere un titolo a caso: in questo album risuona una riflessione introspettiva dell’autore sulla sua attività, a volte in modo esplicito, più spesso attraverso metafore e storie che sanno quasi di parabole, come “Io e Te Maria” di Piero Ciampi, dove al sacro si mescola il profano, e la chitarra che si accende nella seconda metà rende il pezzo memorabile. “La Voce di Tua Madre” emoziona, così come la successiva “Mio Fratello Che Guardi il Mondo”, la strepitosa canzone di Ivano Fossati. “Porta Romana” di Giorgio Gaber è un elogio all’amore nel suo stadio iniziale, e anche una riflessione ironica e amara sulle relative delusioni che porta. “Il Mare, Il Cielo, Un Uomo” di Gino Paoli e “La Casa nel Parco” di Bruno Lauzi sono accompagnate da una chitarra dolcissima: risultano due inni alla vita semplici ma così densi di tematiche e bellezza. La chiusura con Lucio Dalla e Luigi Tenco rappresenta un cerchio tutto suo: Dalla, morto da pochi anni, ha lasciato un vuoto enorme nel panorama cantautorale italiano; Tenco è stato invece la prima grande perdita di quel panorama, un sogno infranto, un addio troppo veloce. “La Casa in Riva al Mare” e “Se Stasera Sono Qui” sono scelte importanti, per nulla scontate: sono i due brani che per De Angelis rappresentano la poetica e l’eredità più pesante dei loro rispettivi padri.

Con questo progetto, Edoardo De Angelis compie un ennesimo passo avanti nella sua straordinaria carriera: il disco non solo è un tributo ad amici e colleghi – alcuni ancora vivi, altri che purtroppo ci hanno lasciato – ma è anche e soprattutto, attraverso la scelta di questi brani, una riflessione potente che De Angelis conduce sul mestiere del cantautore, e sul messaggio che questi grandi geni ci hanno lasciato. (Samuele Conficoni)