U2  "October"
   (1981 )

Secondo il sottoscritto "October" è il migliore album del gruppo irlandese. Sostengo che la favola degli U2 abbia la sua pietra miliare in questo secondo lavoro: su undici tracce, contiene almeno sei opere durature nel tempo e nello spazio. Questo mese per Bono e soci è pieno di giovialità e potenza nella piacevolezza aggressiva di "Gloria" (Van Morrison ne scrisse un'altra vent'anni prima, facendo gridare allo scandalo tutti i trifogli), in "Rejoice" e nella last track "Is That All?". Tuttavia, gli aspetti veramente autunnali arrivano nelle note ed atmosfere di "I Fall Down", "Tomorrow" e nella stessa “October”, tre capolavori che hanno segnato la storia della musica moderna internazionale. Gli U2 sono quattro animali strani: intimisti, menefreghisti dello status musicale, forse un po’ bohemien. In questo album lead and backing vocals passano in secondo piano, come una lanterna magica intrisa di passioni della terra dei quattro artisti, un atto d’identità più che una necessità di appartenenza. "Boy" segnava cronologicamente l’inizio del mito U2 e "October" è la conferma data dalla band al mondo, anche per chi, come me, non li ha esattamente nelle proprie corde. A più di venti anni di distanza, “October” risulta ancora attuale. O, forse, non lo era nell’81? D’altronde: "October, And the trees are stripped bare Of all they wear, What do I care, October And kingdoms rise, And kingdoms fall, But you go on And on..." (Matteo Preabianca)