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GIORGIA "G"
(2026 )
Esattamente un anno fa, alla vigilia di un Sanremo incerto, il primo della nuova era Conti, Giorgia ci aveva raccontato di questo nuovo album, della sua partecipazione al Festival e dei progetti ad esso collegati.
Incontrare Giorgia è una vera emozione, ti senti fremere dentro e ti senti paralizzato. Cotanta bravura non può essere così simpatica e algida allo stesso tempo, ma è così, Giorgia è di un altro livello. Lei può, può avere un qualche periodo di silenzio, nel quale si mette (inutilmente) in discussione, può chiedere ai più bravi di scrivere per lei e può cantare anche la lista della spesa ed essere credibile sempre.
E questo ''G'' è un disco credibile, concreto, lucido, direi scintillante, alto. Testi ben scritti, chiari e diretti, suoni e qualità vocale alti (come potrebbe non esserlo?).
Giorgia si è circondata dei più bravi: Davide Petrella, Dario Faini (Tropico e Dardust per intenderci ) e Blanco (che ha scritto ''La cura per me'', Sanremo 2025, e lo ritroviamo ospite nell’ultima traccia, il duetto della stessa ''La cura per me'') in primis.
Ma non solo: ci sono anche Gaetano Sconnamiglio e Edoardo D’erme, un team che ha attualizzato molto la produzione e che ha fatto sì che i suoni richiamassero l’ascolto di giovani utenti che normalmente bazzicano i social; e pure i Reel, ampliando notevolmente la platea del potenziale pubblico.
Direi mossa riuscita e risultato molto apprezzato anche dal suo pubblico, quello che la ricorda sempre per “E poi”. Personalmente fossi in Giorgia, o anche Laura Pausini, sarei anche stufo di parlare sempre dei primi successi e di quanto hanno lasciato il segno con quelle canzoni. Guardiamo al presente.
Giorgia ci ha regalato uno splendido album, interpretato in maniera perfetta, che ci parla di fragilità e amore di donne forti e determinate, ma che passano ore in bagno per farsi belle e che, paradossalmente, il passare di sette lune non sono sufficienti per dimenticare…
Detrattori astenersi dal dire che il disco è troppo perfettino e patinato, freddo. E’ un bel disco, che fa il giusto rumore più dei tuoni fuori dalla finestra, che come panorama ha la musica italiana del 2026.
Cit. ''Sabbie mobili''. (Marco Camozzi)