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PIETRO ROFFI "Oltrepassare"
(2026 )
Pietro Roffi torna con ''Oltrepassare'', consegnando un album che non si limita a mostrare la maturità artistica raggiunta, ma la mette in scena come un atto poetico, quasi un gesto di attraversamento interiore.
Già dalle sue stesse dichiarazioni, emerge come il disco sia pensato come un manifesto: un invito a superare i confini della fisarmonica tradizionale per portarla in una dimensione “poetica, contemporanea e cinematografica”.
Musicalmente, ''Oltrepassare'' intreccia fisarmonica, quintetto d’archi, pianoforte ed elettronica, in un equilibrio calibrato con cura dal produttore Alessandro Stella e con la collaborazione elettronica di Carmelo Patti.
Il risultato è quindi un disco corale, in cui la fisarmonica non è mai isolata: dialoga, si sposta, si fa da parte, poi ritorna al centro come una voce narrante, che muta forma senza perdere identità.
Il cuore del disco è la suite ''Oltrepassare'', articolata nei movimenti ''Roots'', ''Bridge'', ''Flight'' e ''A Possible Path'', una sequenza che descrive un viaggio che affonda nella memoria, costruisce ponti ritmici, prende il volo sostenuto da archi ed elettronica e infine non chiude, ma apre una domanda. Un percorso simbolico che conferma l’idea di Roffi della musica come attraversamento, non come arrivo.
In particolare, ''Flight'' (che potete ascoltare nel video sottostante) emerge come uno dei brani più rappresentativi: una “soglia sonora” che solleva lo strumento senza farlo evadere, un’ascesa che è fiducia più che fuga.
Attorno alla suite si distendono brani che ampliano ulteriormente il raggio estetico del disco: ''Out of the Blue'', con un ostinato di Moog e un’atmosfera sospesa, apre all’ascolto come una porta che schiude un territorio misterioso, mentre ''Ieri, Oggi, Domani'' omaggia Roma e il cinema italiano con eleganza. ''Quasi un Tango'' gioca con il genere senza esserne prigioniero, mostrando la leggerezza intelligente della scrittura, e infine ''Lost in Your Skies'' chiude con una malinconia luminosa che lascia il suono sospeso “un attimo prima del prossimo passo”.
Quello che colpisce di più è il carattere profondamente identitario dell’opera. Roffi parla esplicitamente di come la fisarmonica sia stata per lui strumento di vulnerabilità e, allo stesso tempo, di rinascita. ''Oltrepassare'' diventa così anche un gesto politico — nel senso più intimo del termine — contro pregiudizi e limitazioni, trasformando vecchie ferite in una voce nuova.
''Oltrepassare'' è quindi un lavoro che sorprende non per virtuosismo (pure evidente), ma per onestà, visione e profondità narrativa. Roffi riesce a portare la fisarmonica in territori nuovi senza mai snaturarla, costruendo un dialogo sonoro che unisce mondi diversi: tradizione e contemporaneità, respiro umano ed elettronica, intimità e ampiezza cinematografica.
È un album che non si limita a essere ascoltato: chiede di essere attraversato. E in questo, riesce completamente. (Andrea Rossi)