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HYEWON CHANG "Franz Schubert: piano sonata I"
(2026 )
Le Sonate di Franz Schubert proposte in questo ultimo lavoro musicale di Hyewon Chang, e prodotte da DaVinci Publishing, appartengono a fasi molto diverse della sua vita del compositore, ed hanno un carattere ed un contesto differente tra loro.
Se la Sonata D. 557 si delinea con limpidezza e dal gusto classicheggiante, in ricordo di uno stile compositivo tardo Settecento la cui impostazione formale si definisce più "semplice", la Sonata D.664, costituita da tre movimenti, presenta un carattere più liederistico e cantabile, elegante e melodico.
Infine la Sonata D. 960, di grande respiro, i cui quattro movimenti dal tema contemplativo e spesso malinconico ci parlano anche delle ultime pagine composte prima della morte del compositore, in cui si prefigura un'atmosfera profonda e interiore, una riflessione "lunare" e poi la coda più luminosa nel finale... considerata da molti il vertice del pianismo schubertiano, capolavoro del repertorio romantico.
Hyewon Chang, pianista sudcoreana con un percorso formativo di alto livello e una intensa attività discografica e concertistica, sceglie Schubert e trova un terreno fertile su cui possono confluire le sue spiccate doti interpretative.
L'interprete si pone in questo contesto sonoro e compositivo in maniera chiara ed elegante. Le Sonate qui proposte sono eseguite con precisione stilistica e con grande cura del particolare. Chang attraverso l'esecuzione attenta delle dinamiche riesce a sottolineare il carattere melodico e lirico delle composizioni, senza mai risultare all'ascolto piatta.
Personalmente ho apprezzato particolarmente la Sonata D. 960, composta nel settembre 1828, pochi mesi prima della morte del compositore, che si compone di un primo movimento Molto moderato, un secondo Andante sostenuto, un terzo, Scherzo Allegro vivace con delicatezza e l'ultimo movimento Allegro ma non troppo, in cui la pianista riesce a mantenere il controllo nitido del fraseggio, ma nello stesso tempo presta particolare attenzione alla liricità e alla riflessività di cui illumina l'ampio e respirato primo movimento, rispettando il discorso musicale nelle dissonanze e nelle pause che sono pesate con precisione ma senza mai oltrepassare il climax schubertiano, che prevede una certa moderazione intenzionale nel gesto.
I tempi sono misurati, una scelta riuscita al fine di porre l'attenzione sul mantenuto equilibrio e sul colore del suono. Chang si dimostra all'altezza delle aspettative definendo una firma artistica in cui il repertorio romantico risulta appropriato e credibile.
Considerevole la sua capacità di non scadere mai nell'eccesso affrontando con maturità interpretativa l'intero album, che spero sia il primo della serie per quanto riguarda l'integrale delle sonate pianistiche di Franz Schubert. (Elisabetta Amistà)