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PINK FLOYD "Live from the Los Angeles Sports Arena, April 26th, 1975"
(2026 )
Perché solo ora? Domanda inutile direbbero Mogol e Battisti.
Intanto godiamoci l'istante, le prime versioni di brani inizialmente intitolati “Raving and Drooling” (peccato non averne mantenuta intatta la freschezza ritmica, figlia di "Careful with that Axe, Eugene anche nell'urletto) e “You've Got To Be Crazy”, che in seguito nei neonati e danarosi studi di Britannia Row si sono evoluti, con opportuno rimaneggiamento dei testi e zero stonature, in “Sheep” e “Dogs”.
Le questioni di lana caprina (o meglio pecorina trattandosi dei prologhi di "Animals") arriveranno dopo. Sony, attuale detentrice dei diritti del catalogo Floyd dopo aver staccato un colossale assegno per la sola parte sonora, deve monetizzare e cosa tira fuori dal cappello per il Record Store Day 26? Lo sapete tutti, l'ennesimo live dei Pink Floyd, in formato lp e cd. Che in carriera in effetti non ne produssero poi molti per le ragioni già stranote che riepilogheremo pocanzi.
Elenchiamoli per il puro piacere di farlo, sperando che qualche pischello che ha a noia il vuoto attuale si prenda il ghiribizzo di sverginarsi con qualche brano sulle piattaforme digitali per poi passare al grosso della questione.
Allora. C'è il primo disco di "Ummagumma", dove Gilmour diede prova dei primi virtuosismi facendo pace almeno sul palco con il fantasma di chi aveva sostituito, ascoltare per credere la versione in quel disco letteralmente da sballo data l'epoca acida di "Careful with that axe, Eugene".
Poi vennero decenni di live mai rappresentati (silenzio discografico, è vero, rimediato dal geniale film girato a Pompei) e un fiume di dischi in studio con l'ego di Waters come è noto sempre più inarginabile fino al totale rimbambimento attuale, e fino ai due live consecutivi dell'era post Waters da godere anche in video (parentesi a parte lo sciagurato evento di Venezia) e ultimamente e opportunamente rileccati a dovere con moderne tecnologie ("Delicate sound of thunder" e l'inarrivabile "Pulse"), e in mezzo il postumo live del tour di "The wall" con annesso libretto esplicativo.
Correvano i primi Duemila, e il rammarico fu di avere avuto di quei live solo qualche spezzone video in previsione del film di Alan Parker (il peggiore della sua augusta carriera), mai usati. A parte l'apparizione santa e fugace della reunion sul palco del Live 8, in mezzo, una valanga di bootleg più o meno tollerati che hanno fatto la gioia su cassetta di tanti come me che li ho scoperti a fine '78, finché pian pianino con la stagione dei cofanetti criassuntivi e celebrativi e ipercostosi sono emersi qua e là dei giacimenti perliferi, e chissà quanto ancora ne conterranno i cassetti...
In questo caso il punto estremo è il live di "Dark side" del '74 uscito per il 50esimo del disco capitale nella discografia dei nostri. Punto. Il fatto sta come è noto che una delle band che hanno fatto la storia del rock è anche un caso unico più che raro di paranoia schizoide, proporzionale solo alla capacità di fare e moltiplicare soldi, roba che nemmeno i Beatles.
L'attuale bootleg di cui accennavamo all'inizio, è stato preparato per l'ascolto da Steven Wilson, cui si devono osannate ma anche chiacchierate rimasterizzazioni non solo in terreno floydiano (vedi ''Live in Japan'' dei Deep Purple). Mr. Porcupine è a sua volta un sensibile genio erede dei Floyd sul piano creativo, ma perché non lasciare mano al mixer anche a chi per anagrafe e soprattutto bravura conclamata sul campo ha avuto più di lui a che fare davvero con i Floyd, ossia James Guthrie? Artefice guarda caso del remix di "Animals" del 2018 a lungo frenato peri capricci di Waters sulle note di copertina.
Con tanto materiale da ripassare al setaccio e ripulire, i tre superstiti si metteranno mai d'accordo? Ai posteri l'ardua e danarosa sentenza, ci penseranno gli eredi forse a metter mano in modo serio a un patrimonio che, l'ho detto più volte, meriterebbe un riversamento globale in formato DSD come è già avvenuto per i soli ''Dark Side'' e "Wish you were here", mentre le quotazioni delle versioni in formato "Original master recording" in circolazione da decenni hanno cifre da capogiro.
L'anno prossimo cadrà il 50enario di ''Animals'', hai visto mai? Intanto godiamoci questo live bignami ''Live from the Los Angeles Sports Arena, April 26th, 1975'' (già noto come parte dell’ampio cofanetto “Wish You Were Here 50”), che come ponte tra "Meddle" del '71 e ''Wish'' del '75 fotografa in Floyd in un'ideale forma smagliante quant'altri mai e in una preziosa cerniera creativa.
Ormai consolidato il successo planetario dopo il disco del '73, alle prese con la crisi creativa documentata dal successivo, eccoli comunque mettere in scena il laboratorio che porterà due anni dopo ad "Animals", le cui sonorità sono la loro vetta assoluta almeno per quanto riguarda gli assoli di Gilmour, e già la base per il successivo "The wall" che già prefigurano, al netto della sceneggiatura autobiografica e tutta cinematografica partorita dal paranoide e comunque fondamentale Waters.
Quattro solisti riuniti in un solo consesso, come già aveva profetizzato il lato in studio di "Ummagumma", capaci qui di stupire, e beati chi li videro e sentirono allora, io avevo solo nove anni. E grazie al bootlegger leggendario Mike “Mike the Mic” Millard rappresentati al meglio della loro forma di metà Settanta, prima dell'implosione all'inizio del decennio seguente.
Con il rammarico che il meglio della loro produzione live sia tramandata ai posteri grazie al Nagra, allo Stellavox o allo Studer di qualche pirata volenteroso e tollerato dai groupie e che nel frattempo i nastri ufficiali, sempre ci siano visto che a Britannia Row durante le sessions di ''Animals'' Waters cancellò per sbaglio un assolo storico di Gilmour, siano rimasti muti e proprietà ora, speriamo, della Sony.
Voto 10 e lode. (Lorenzo Morandotti)