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JACOPO FERRAZZA & SEBASTIAN MARINO "Apeiron"
(2026 )
''Apeiron'' – il lavoro in duo del contrabbassista Jacopo Ferrazza e del pianista Sebastian Marino – è un disco che fa esattamente quello che promette il suo titolo.
Attingendo alla filosofia greca, dove l'indefinito e l'illimitato sono l'origine di tutte le cose, i due musicisti romani firmano un album che sfugge alle gabbie dei generi per cercare uno spazio sonoro senza confini.
Non si tratta del classico rimpallo "tema-assolo-tema" tipico di molto jazz in duo. Qui siamo di fronte a un vero e proprio dialogo osmotico, dove la scrittura rigorosa e l'improvvisazione pura si fondono fino a diventare indistinguibili.
L'album si sviluppa come un viaggio circolare. Ferrazza e Marino dimostrano una maturità espressiva impressionante, giocando costantemente sui contrasti: il contrabbasso di Ferrazza non si limita a fare da ancoraggio ritmico o armonico. Il suo strumento canta, graffia, sperimenta con l'archetto e si fa percussione. Ha una voce profonda, quasi tellurica, che dà stabilità anche nei momenti di massima astrazione.
Il pianoforte di Marino invece è fluido, impressionista, capace di aperture liriche improvvise che squarciano atmosfere altrimenti dense e crepuscolari. Il suo tocco spazia dal minimalismo contemporaneo a fiammate di matrice nordeuropea.
Il disco vive di dinamiche millimetriche. Ci sono brani in cui il silenzio ha lo stesso peso specifico delle note, creando una tensione cinematografica (si avverte chiaramente l'influenza della musica da film e della classica contemporanea). In altri momenti, come nella title track, l'intreccio si fa serrato, quasi ipnotico, trascinando l'ascoltatore in un vortice di accordi aperti e progressioni geometriche.
Ciò che colpisce di ''Apeiron'' è la totale assenza di ego. Non c'è mai la volontà di stupire con il virtuosismo fine a sé stesso, nonostante il livello tecnico di entrambi sia strabiliante. Al contrario, c'è una costante sottrazione: i due musicisti preferiscono evocare un'atmosfera piuttosto che saturare lo spazio.
L'uso sapiente dello spazio e del tempo rende l'ascolto un'esperienza immersiva. È un album notturno, introspettivo, che richiede attenzione ma ripaga con una bellezza vivida e a tratti malinconica.
''Apeiron'' è la dimostrazione di come il jazz italiano contemporaneo sappia essere colto senza diventare accademico. Ferrazza e Marino hanno creato un'opera senza tempo, sospesa in quell'infinito da cui il disco prende il nome. Un ascolto obbligato per chiunque ami la musica che respira fuori dagli schemi. (Andrea Rossi)