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KASPER AGNAS "Stockholm 2019-2023"
(2026 )
Che strano, io sono abituato a sentire di musicisti che prima imparano la rigida disciplina delle note scritte, dell'esecuzione fedelissima allo spartito, per poi trovare la libertà nell'improvvisazione e nel jazz. Invece, a volte accade il contrario.
Kasper Agnas si è costruito una carriera sulla sua bravura come improvvisatore alla chitarra. Su Music Map l'abbiamo incontrato nel realizzare un lavoro ispirato ai... cereali, “Grain” (https://www.musicmap.it/recdischi/ordinaperr.asp?id=9978), e un altro che trae spunto dai racconti di Hemingway (https://www.musicmap.it/recdischi/ordinaperr.asp?id=10258).
Ma nel frattempo, Agnas ha iniziato a dubitare della sua specialità, riflettendo dice: “Suddenly it struck me that improvisation may not have an instrinsic valute in itself”. Come? L'improvvisazione forse non è un valore di per sé? In effetti, se ascolto le urla improvvisate di Yoko Ono, un po' di ragione ce l'ha...
Ma qui a parlare è Agnas, che ha lavorato sul suono in maniera maniacale, e l'improvvisazione serviva a pitturare un qualcosa in divenire; evidentemente, aveva bisogno di fissare dei punti fermi; in fondo le note sono questo, no?
E così, tra il 2019 e il 2023, mentre uscivano i suddetti lavori, dietro le quinte Kasper iniziava a scrivere, arrivando a circa 30 composizioni.
“Stockholm 2019-2023”, uscito per Haphazard Music, ci fa ascoltare 6 di queste 30 composizioni, e accanto al titolo è riportato l'anno di realizzazione. Si nota che, anche in caso di musica non improvvisata, permane l'elemento minimalista della reiterazione di poche note.
In “Parus Major (2020)”, una tromba ripete due note, di solito distanti una sesta tra loro, e modifica solo la durata delle due note e la velocità di esecuzione. Quando cambia anche le due note, la chitarra la accompagna cambiando l'accordo.
In “Springs (2019)”, la tromba invece esegue arpeggi quasi impossibili (ripensando a “Grain”, credo sia un'elaborazione a computer): lo strumento sembra imitare quello che farebbe un arpeggiatore elettronico di sintetizzatore.
“Nostalgi I-IX (2023)” sono diverse successioni di due accordi di chitarra, cambiati ogni tot di tempo, e inseguiti dai violini che fanno un bordone acuto. In “Agogics I (2021)” le chitarre (tre sono i chitarristi accreditati, tra cui lo stesso Agnas) tessono una fitta rete di nylon con dei pattern che si ripetono in maniera quasi geometrica.
“Waves, surge, float (2020)” sono dei cluster di violino, voce femminile e pianoforte, che indagano sia assonanze che dissonanze possibili fra i loro tre suoni.
“Agogics II (2022)” riprende il discorso dei pattern ripetitivi, incentrati sul pianoforte, mentre le chitarre indugiano negli accordi aperti tipici del compositore, e la batteria sostiene la composizione con un classico ritmo swing, il che sorprende, nel contesto sperimentale che finora era aritmico.
Quindi, per quanto la voglia di composizione ci sia, non sparisce del tutto l'approccio jazz di sempre di Kasper Agnas. Forse, questa formula ibrida può aiutare il chitarrista svedese a trovare delle forme non dico “chiuse”, ma un po' più fruibili anche dai non cultori dell'avant-garde più puro. (Gilberto Ongaro)