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TONNEN VON HALL "Donnermesser"
(2026 )
Con ''Donnermesser'', i Tonnen von Hall compiono un gesto radicale: non si limitano a rielaborare il proprio debutto ''Ein Abdruck vom Messer im Herzen'', ma lo smontano pezzo per pezzo e lo ricostruiscono come un oggetto completamente nuovo, più vicino a una confessione abrasiva che a un esercizio di stile.
Non è un remix, non è una versione estesa: è un atto di autocannibalismo creativo. Il trio berlinese – Markus Reuter e Alexander Paul Dowerk alle TouchGuitar, affiancati dal percussionista Asaf Sirkis – sfrutta qui al massimo la propria identità strumentale ibrida.
Le TouchGuitar, già protagoniste nel disco originale, abbandonano buona parte delle loro trame atmosferiche per assumere un ruolo decisamente più fisico: corde che scattano, armoniche spigolose, riff che sembrano scolpiti nel metallo. Il suono è più saturo, meno etereo, e soprattutto più diretto.
Se nel primo album l’architettura compositiva si reggeva su un equilibrio tra tensione e contemplazione, ''Donnermesser'' taglia via la contemplazione quasi senza pietà. L’immediatezza è una scelta estetica dichiarata: qui ogni sezione sembra voler arrivare prima, colpire più forte, lasciare un segno. Non c’è più il lusso della distanza, ma solo prossimità e attrito.
Asaf Sirkis è il vero motore di questa trasformazione. Il suo drumming non si limita ad accompagnare: destabilizza, interrompe, rilancia. Le sue poliritmie – estremamente precise ma mai fredde – spingono i brani verso una continua ridefinizione del tempo interno.
Nei momenti più intensi, sembra quasi che la batteria stia combattendo contro le chitarre, creando quella sensazione di “conflitto” che attraversa tutto il disco. Le composizioni, pur riconoscibili nelle loro ossature, vengono trasformate nella sostanza. Dove prima c’erano sviluppi progressivi stratificati, ora troviamo blocchi sonori più definiti, quasi monolitici.
È come se la band avesse deciso di privilegiare l’impatto cinetico rispetto alla narrativa estesa: meno viaggio, più collisione. Eppure, proprio in questa scelta si rivela la maturità del progetto. ''Donnermesser'' non è semplicemente “più pesante”: è più esposto. Ci sono momenti in cui la musica sembra rischiare la rottura, come se la band stesse suonando senza rete di sicurezza.
Le dinamiche sono più estreme, i silenzi più tesi, gli attacchi più brutali. Anche gli interstizi sonori – quei dettagli che nel primo album potevano passare inosservati – qui emergono con un taglio quasi chirurgico.
Il risultato è un disco che vive di frizioni: tra passato e presente, tra controllo e impulso, tra costruzione e distruzione. Non si tratta di una semplice evoluzione, ma di una vera alternativa esistenziale al lavoro originale. Dove ''Ein Abdruck vom Messer im Herzen'' poteva essere interpretato come una meditazione sulla ferita, ''Donnermesser'' è la ferita che si riapre.
In definitiva, i Tonnen von Hall dimostrano un coraggio raro: quello di rimettere in discussione il proprio materiale senza nostalgia e senza compromessi. ''Donnermesser'' è un album che non cerca di piacere, ma di essere necessario, urgente, persino scomodo. Ed è proprio in questa tensione che trova la sua forza più autentica. (Andrea Rossi)