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OREN AMBARCHI & WILL GUTHRIE "Cold shoulder"
(2026 )
Ci sono dischi che documentano un incontro e altri che testimoniano uno stato di grazia.
''Cold Shoulder'', registrato dal vivo a Berlino alla fine del 2024, restituito da una registrazione e da un mixaggio di straordinaria nitidezza ed ora pubblicato dall'etichetta Futura Resistenza, appartiene senza dubbio alla seconda categoria.
Il duo formato da Oren Ambarchi e Will Guthrie appare qui in una fase diversa rispetto a molte delle prove che ne hanno definito la reputazione negli ultimi anni: meno teso verso la sperimentazione come gesto radicale, più interessato a lasciar respirare il suono, ad abitare il tempo con una sicurezza rilassata che nasce dall'esperienza e dalla piena consapevolezza dei propri mezzi.
L'apertura del disco è esemplare. Le sonorità liquide e avvolgenti della chitarra elettrica di Ambarchi emergono lentamente, creando un paesaggio sospeso che sembra espandersi in ogni direzione.
Da tempo il musicista australiano ha trasformato il proprio strumento in qualcosa di difficilmente classificabile: accordi sostenuti che evocano registri d'organo, glissandi che ricordano oscillazioni sintetiche, timbri che sembrano materializzarsi e dissolversi nello spazio.
In ''Cold Shoulder'' questa ricerca raggiunge una naturalezza impressionante. Nulla appare forzato o dimostrativo: ogni intervento sembra sorgere spontaneamente dal flusso sonoro complessivo.
Accanto a lui, Will Guthrie conferma il ruolo centrale che la batteria ha riacquistato nella sua pratica musicale. Il suo contributo non consiste semplicemente nel fornire una struttura ritmica, ma nel modellare l'ambiente acustico in cui si muove il dialogo.
Il suono cristallino dei piatti, la profondità delle risonanze dei gong e la sensibilità con cui ogni colpo viene calibrato generano una trama pulsante e cangiante, capace di sostenere e amplificare le intuizioni del partner senza mai sovrastarle.
La forza del disco risiede proprio nell'equilibrio raggiunto tra questi due linguaggi. Ambarchi costruisce campi armonici mobili, Guthrie ne esplora le cavità e le superfici con una percussività tanto precisa quanto fantasiosa.
L'impressione è quella di assistere a una conversazione tra musicisti che non hanno più bisogno di affermare nulla: possono permettersi il lusso dell'ascolto, della sottrazione, della pazienza.
Da questa attitudine nasce una musica che si sviluppa organicamente, senza brusche accelerazioni né inutili climax, trovando la propria intensità nella trasformazione continua dei dettagli.
Anche la qualità tecnica della registrazione contribuisce in modo decisivo all'esperienza d'ascolto. Ogni sfumatura viene restituita con una chiarezza esemplare, permettendo di cogliere tanto le microvariazioni timbriche della chitarra quanto le più sottili vibrazioni delle superfici percussive.
Lo spazio della performance non è una semplice cornice, ma una presenza viva che amplifica il senso di immersione. ''Cold Shoulder'' è dunque il ritratto di due artisti arrivati a una piena maturità espressiva.
Più che stupire, Ambarchi e Guthrie scelgono di coinvolgere; più che sperimentare per rompere gli schemi, esplorano con calma territori che conoscono intimamente, rivelandone nuove profondità.
Ne nasce così un lavoro di rara eleganza, capace di coniugare astrazione e fisicità, contemplazione e movimento, in un equilibrio tanto sottile quanto affascinante. Un disco che non impone la propria presenza, ma che lentamente conquista l'ascoltatore, invitandolo a perdersi nelle sue correnti sonore e nelle sue risonanze senza fine. (Andrea Rossi)