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ERWAN KERAVEC "There will be no miracles here"
(2026 )
Letto così senza spiegazioni, il titolo “There will be no miracles here” sembra un avvertimento nichilista, senza speranza e iperrealista. Invece è un equivoco. Quello che si intende, è che la magia che sentiremo non sarà nulla di miracoloso, bensì il prodotto dell'ingegno umano.
Uscito per Buda Musique, questo del compositore Erwan Keravec è un album composto da un'unica traccia di 47 minuti, realizzata da sette suonatori di cornamusa: Aymeric Bevan, Ewen Couriaut, Mickaël Conzien, Yolann Danhier, Gweltaz Hervé, lo stesso Erwan Keravec e Lionel Le Page.
I sette suonatori si dispongono ad arco, e sugli sgabelli suonano... una nota. Una sola nota. Qui si entra nel minimalismo più estremo. L'attenzione qui verte per forza di cose sul suono, ed è il suono che, a lungo, mostra le sorprese.
I musicisti lo sanno: dentro una nota, ci sono molti armonici nascosti, note più “piccole” che non si percepiscono, nella brevità di un'esecuzione normale. Ma se prolunghi una nota, ecco che l'orecchio gradualmente se ne accorge: sotto l'unica nota percepibile, ne compaiono altre.
Per chi suona, lo sforzo è notevole: ognuno sa che ogni piccolo movimento col braccio, ogni piccolo aggiustamento di posizione, anche solo per non perdere l'equilibrio sullo sgabello, modificherà il suono che esce; ed è questo che Keravec va cercando.
Certo che forse bastava un quarto d'ora: già al dodicesimo minuto, mi sono accorto che qualcosa sembra cambiato, nonostante stia ascoltando la stessa nota. Dopo un po', ti dimentichi che si tratti di una nota musicale, e sembra il ronzio di un macchinario industriale, anzi per essere più preciso: l'allarme di un autoclave. Garantito da uno che lavora a una linea produttiva, coi tappi nelle orecchie. Perlomeno, questo ronzio non è fastidioso!
Superando i venti minuti, capisco il perché della durata: l'intensità aumenta, aumenta, aumenta, le cornamuse sembrano moltiplicarsi. Sette per sette quarantanove. Si arriva a saturazione, ed ora altro che allarmi, l'aria che si muove nei mantici è una tempesta.
Quando il maelstrom si calma, resta la stessa nota iniziale, ma di un'ottava superiore, e il suono si placa, diminuisce, diminuisce fino a smorzarsi come una candela. La staticità quindi è un'illusione: tutto si trasforma, gradualmente. Non ci sono miracoli, c'è solo la naturale evoluzione della vita... e del suono. (Gilberto Ongaro)