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22/09/2026
MAURO CESARETTI
''Dentro quel cellulare abbiamo perso la voglia di amare...''

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22/09/2026   MAURO CESARETTI
  ''Dentro quel cellulare abbiamo perso la voglia di amare...''

Ci sono addii che esplodono nel rumore di una lite e relazioni che, molto più silenziosamente, si spengono nell'indifferenza di uno schermo illuminato. È un’immagine fin troppo familiare quella da cui prende vita “Alla Luna”, il nuovo singolo del cantautore Mauro Cesaretti, disponibile su tutte le piattaforme digitali dal 18 settembre 2026. Un brano che esplora con spietata lucidità la lenta erosione dei rapporti umani, consumati dall'incomunicabilità e dalla distanza emotiva. L'espressione "abbaiare alla luna" si trasforma qui nel manifesto di un grido d'aiuto rivolto a chi, ormai, è diventato irraggiungibile. Al centro del testo, un verso che fotografa senza sconti la nostra contemporaneità: "sarà che ormai dentro quel cellulare abbiamo perso la voglia di amare". Una critica mirata alla superficialità delle relazioni moderne, dove l’abitudine a comunicare in digitale ha spesso sostituito il coraggio di incontrarsi, di comprendersi e di chiedersi scusa. Eppure, "Alla Luna" non è il testamento di una resa. È piuttosto un percorso di ricerca, un viaggio creativo lungo e stratificato. Nato quasi per gioco nel 2019 durante un laboratorio di scrittura, e maturato attraverso tappe fondamentali come il CET di Mogol, il pezzo ha richiesto ostinazione, pazienza e il confronto con diversi autori per trovare la sua forma perfetta. Una dedizione che dimostra quanto sia vitale, nella scena della musica indipendente e del cantautorato, non smettere mai di cercare la versione migliore di un'idea. Questa profonda indagine emotiva si riflette anche in un immaginario visivo unico, curato da PAROT, la creative agency fondata dallo stesso Cesaretti. Grazie a un avatar digitale addestrato con l'Intelligenza Artificiale, veniamo trasportati su un pianeta desolato, guidati solo da un lupo bianco: simbolo di solitudine ma anche di un istinto primordiale da ritrovare. In questa intervista ci addentriamo nelle dinamiche di questo atteso ritorno, per capire come la penna d'autore possa dialogare con le nuove frontiere del visual storytelling.

“Alla Luna” ha una storia piuttosto lunga: è nata nel 2019 durante un laboratorio di scrittura con Domenico Abate. Che cosa è rimasto di quella prima intuizione nella versione che ascolteremo oggi? ''È rimasto il testo e l’idea di una kick importante all’interno di un’ambientazione quasi “blues”. L’arrangiamento in sé e il modo di interpretarla sono cambiati nel corso degli anni, ma il nucleo emotivo era già presente nella prima versione. “Alla Luna” è uno di quei brani che hanno avuto bisogno di tempo per trovare la propria identità''.

La prima demo è stata realizzata insieme a Mattia Avello, in arte Caput Mundi, che aveva delle perplessità proprio sul ritornello. Quanto è stato importante accettare quelle critiche e continuare a mettere mano al brano? ''È stato fondamentale. Quando lavori su una canzone è molto facile innamorarti della prima idea e diventare incapace di vedere ciò che non funziona. Mattia mi aveva fatto notare che il giro di accordi del ritornello interrompeva troppo la ritmica. All'inizio chiaramente non è semplice accettare che qualcosa su cui hai lavorato non funzioni come pensavi, però quella critica mi ha spinto a continuare a cercare. Credo che una canzone migliori proprio quando smetti di considerarla qualcosa di intoccabile e inizi a trattarla come un organismo che può cambiare. Alla fine, non era in sé per sé l’armonia, ma il modo corretto di amalgamare anche gli altri strumenti per far esaltare le pause''.

La canzone è passata anche dal percorso al CET di Mogol, dove hai lavorato con Gioni Barbera. In che modo quell’esperienza ha modificato il tuo approccio alla scrittura di “Alla Luna”? ''Il percorso al CET non ha modificato la scrittura di “Alla luna”, mi ha solo permesso di capire se l’intuizione di Mattia fosse solo personale oppure collettiva. Quando scrivi da solo rischi di concentrarti moltissimo sull'emozione e meno sulla struttura, sulla funzionalità di una frase o sulla capacità di un testo di arrivare immediatamente all'ascoltatore. Quel percorso mi ha aiutato a mettere a fuoco quanto sia importante anche l’aspetto armonico e quanto non vada sottovalutato. “Alla Luna” era già nata, quindi non si è trattato di riscriverla, ma mi ha permesso di interrogarmi su come rendere efficace quello che racconto nelle mie canzoni''.

Successivamente è arrivata la collaborazione con Simone Castronovo, che ti ha permesso di trovare una nuova chiave per il pezzo. Che cosa non funzionava nelle versioni precedenti e che cosa, finalmente, ha fatto scattare la soluzione? ''Il problema era che avevamo ancora una canzone che aveva delle idee forti ma non aveva trovato completamente il proprio equilibrio. Con Simone siamo riusciti a individuare una chiave che permettesse alla melodia, alla ritmica e al testo di convivere senza ostacolarsi. È stato un lavoro progressivo. Inizialmente ci siamo lasciati ispirare da “Per due come noi” di Angelina Mango e Olly, ma a un certo punto abbiamo trovato quella sensazione in cui smetti di pensare a cosa manca e inizi semplicemente ad ascoltare la canzone. Quello è stato il momento in cui ho capito che finalmente eravamo arrivati alla versione giusta''.

Sono passati diversi anni dalla prima idea alla pubblicazione. Oggi pensi che questa lunga gestazione abbia migliorato la canzone oppure ci sono brani che, per loro natura, hanno bisogno di essere pubblicati subito? ''Credo che dipenda dalla canzone. Alcuni brani nascono con un'urgenza particolare e hanno bisogno di essere pubblicati quasi immediatamente, altri invece devono sedimentare. “Alla Luna” appartiene sicuramente alla seconda categoria. Quei sette anni non sono stati semplicemente tempo trascorso: sono stati sette anni di tentativi, ascolti, modifiche e incontri. Oggi penso che proprio questo percorso abbia permesso alla canzone di arrivare alla sua forma definitiva''.