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23/09/2026
23/09/2026 MICHELE COLETTA
''Ho dovuto imparare a non seguire gli schemi, le regole e i binari in cui di solito si è incanalati…''
Michele Coletta torna alle sue radici e insieme guarda avanti con un lavoro dei tempi moderni e del passato prossimo… Lo titola “Piano piano”, EP quasi sociale nei modi scanzonati e “densi di dance” e funk anni ’90. Cinque tracce pubblicate da Rossodisera Records che spaziano dal Mediterraneo di “Sutta lu sule” alla leggerezza di “It’s reggae time”, passando per il romanticismo di “Incontro karmico”, il disco cambia pelle senza perdere il proprio centro. Il nostro traduce così incontri, ricordi e ripartenze in una musica che smuove il ritmo e il piede che sta sul pezzo. Dentro tutto questo la nostalgia per noi adolescenti (almeno) di quando il nostro futuro aveva ancora sordità come il dialogare con macchine pensanti…
“Piano piano”: cosa hai smesso di rincorrere? La vita in generale? Il futuro? ''Vorrei godermi più il presente e i momenti e le persone che mi circondano. Questo non significa non avere progetti per il futuro anzi... Il poter scoprire nuove emozioni del presente dedicandoci più tempo può renderci più “grandi” nel futuro''.
Che sia anche un bel manifesto di questo tempo? ''Dobbiamo rallentare tutti... proprio così! Il concetto è: guardiamo e ascoltiamo quello che sta succedendo adesso''.
Nel tuo passato la musica che origine ha avuto e che spazio… e che tempo? ''Sin da piccolo adoravo ascoltare musica di tutti i tipi, di tutti i generi, italiana e internazionale. Da ragazzo ho frequentato il conservatorio fino al 5° anno. Successivamente mi sono divertito a cantare in giro soprattutto nei locali notturni con la mia band del tempo. Purtroppo poi ho accantonato, dopo l’università, il mio sogno musicale per intraprendere altre strade. Ora pero da quasi 10 anni sento il bisogno importante della musica nella mia vita''.
Tornare a scrivere: da quale urgenza sei ripartito? La verità? ''L’urgenza è stata di tipo sociale. Mentre il tornare a cantare è stata una esigenza personale a cui non potevo piu’ rinunciare, scrivere mi aiutava a denunciare quello che a mio avviso dal punto di vista sociale e civile non mi andava piu’ bene: dai diritti delle minoranze non rispettate alle guerre improvvise e ingiuste, a tutto cio’ che sta accadendo non solo in Itala ma in tutto il mondo... un decadimento a mio avviso totale, senza rispetto per le persone e il nostro Pianeta''.
Domanda provocatoria: la tua musica è sintesi pop… linguaggio di tutti… hai dovuto “disimparare” cose venendo dal Conservatorio? ''Esattamente, ho dovuto imparare a non seguire gli schemi, le regole e i binari in cui di solito si è incanalati… ma è stata un'esigenza anche di vita, quella di staccarmi dalle convenzioni anche per capire le nuove generazioni che di questo sono maestri''.