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29/09/2026
29/09/2026 SALVO FERRARA
''Interiorizzare le emozioni, scontornarne le increspature, comprendere in profondità...''
Qual è stata la prima intuizione musicale dalla quale ha preso forma “Ago”? ''La prima cellula è nata, come spesso mi accade, da una improvvisazione al pianoforte. Sinceramente, in quei giorni, non mi ero posto l’obiettivo di comporre qualcosa in memoria del mio amico, ma, man mano che il flusso assumeva una forma compiuta, ho realizzato che fossero le note giuste per materializzare in musica le emozioni legate alla scomparsa di Ago''.
Come hai lavorato sull’equilibrio tra essenzialità melodica e intensità emotiva? ''Probabilmente i mesi trascorsi da un così triste evento mi hanno dato la possibilità di interiorizzare le emozioni, di scontornarne le increspature, di comprendere in profondità quanto accaduto. Tutto ciò si è tramutato in una composizione che ha acquisito dal mio equilibrio interiore una dimensione meditativa e coerente con il mio stato d’animo. La parte pianistica ha assunto velocemente la forma che avevo in mente e, dopo pochi giorni, era già quasi totalmente realizzata. Aggiungere una voce a contrappunto di qualcosa che già, dal punto di vista emotivo, funzionava autonomamente è stato più complesso. Ho scelto il timbro del violoncello, mi ha sempre affascinato il chiaroscuro prodotto dalle sue corde, ma non sentivo di utilizzarlo unicamente in veste lirica. Desideravo sentire un canto spezzato, capace di dialogare con i silenzi del piano, per regalare al brano profondità ma anche un senso di serenità. Devo ringraziare Mauro Greco per avere interpretato con il suo strumento, e la sua sensibilità, ogni passaggio, ed averne sottolineato delicatezza e drammaticità''.
In che modo il lavoro di Cristiano Nasta sulla registrazione e sul suono ha contribuito alla resa finale del brano? ''Questa domanda implica una importante premessa. Conosco e lavoro con Cristiano da più di dieci anni, ed il nostro percorso professionale è ormai imprescindibile dal rapporto personale. Ci comprendiamo con un solo sguardo e parliamo la stessa lingua estetica, anche grazie al fatto che Cristiano proviene da studi musicali classici ed ha un approccio molto ”musicale” nel trattare il materiale sonoro.
Siamo, al di là del fattore umano, al cospetto di un preparatissimo professionista della gestione e del trattamento del suono che è oramai riferimento per la ripresa di strumenti acustici. Una delle questioni più delicate è stata quella relativa al “posizionamento” spaziale del suono del violoncello: abbiamo deciso di portarlo più “avanti” per favorire la percezione di dialogo con il piano, metaforicamente come se due amici stessero seduti uno di fronte all’altro. L’accuratezza della registrazione, la precisione timbrica ricavata in fase di mastering e l’equilibrio fra i due strumenti sono la risultante di un lavoro che ha donato al brano un ascolto dettagliato ma coinvolgente allo stesso tempo''.
Hai dovuto sottrarre elementi dalla composizione per proteggerne la delicatezza? ''In generale no, il brano è nato essenziale, quasi minimal, e tale è rimasto. Ho sicuramente sottratto alcune parti per favorirne la fluidità strutturale ed armonica, mentre ho dedicato molta attenzione alla parte di violoncello, soppesandone la coerenza nota per nota''.
Qual è stato il passaggio più complesso nel produrre un brano così legato alla tua esperienza personale? ''Probabilmente cercare di non rendere il brano un inno alla tristezza, non avrei reso in musica il carattere di Ago che è sempre stato sornione, goliardico, pacato''.
Quando hai capito che “Ago” aveva raggiunto la sua forma definitiva ed era pronto per essere condiviso? ''Quando i miei giovani collaboratori, dopo l’ascolto, sono rimasti in silenzio per un tempo troppo lungo rispetto agli usuali tempi di reazione…''.