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29/09/2026
29/09/2026 ELENA LEY
''La mia musica è un territorio aperto, dove le influenze possono incontrarsi liberamente''
Un nuovo singolo che ufficialmente esce a volto scoperto sugli “scaffali” della rete ad anticiparci quello che sarà “Connectando”, il suo nuovo disco di inediti in uscita per il prossimo mese di ottobre. Torniamo a parlare di Elena Ley in occasione di questo brano nuovo di zecca dal titolo “Paura di vivere”: eh sì, perché la dolcezza della canzone d’autore colorata a pastello questa volta affronta il tema delle sfide che ogni giorno vengono a trovarci. E quante volte crediamo che anche un amore possa essere “troppo” per noi tanto da farci desistere… un video ufficiale in rete per la regia di Manuel Mira che vede anche la partecipazione dell’attore Juan Soto, girato per le strade di Barcellona, ormai casa e vita quotidiana di Elena Ley.
Qual è la vera paura di vivere? Che penso qui significhi anche “paura di metterci alla prova”… ''La vera paura di vivere, secondo me, è una paura che spesso non riconosciamo: quella di parlare chiaro, perché essere sinceri significa anche assumersi la responsabilità delle conseguenze.
Essendo psicologa, mi sono spesso chiesta quanto le nostre paure condizionino le scelte che facciamo. In “Paura di vivere” parlo anche delle frasi fatte, delle mezze verità e di quelle cose che a volte ci vengono dette per proteggerci, per farci stare tranquilli o semplicemente per farci credere che tutto vada bene. Con il tempo, però, ho scoperto che ognuno deve trovare la propria verità. E forse è proprio questo il punto della canzone: cosa succede quando finalmente abbiamo il coraggio di guardare in faccia la realtà, dire quello che sentiamo e scegliere davvero come vogliamo vivere?''.
La metafora dell’amore impossibile è una scelta molto “pop”, direbbero in tanti… una cifra stilistica che rispecchia anche la scrittura del brano. Dunque sarà un disco “pop”? ''L’amore, il desiderio, la perdita e le relazioni sono temi che appartengono alla musica da sempre. Non credo che una storia d’amore determini il genere musicale di una canzone. Anzi: se raccontare un amore impossibile significa automaticamente fare pop, allora dovremmo chiamare pop anche una buona parte della storia del blues e del jazz. Basti pensare a “I’d Rather Go Blind”, “The Thrill Is Gone” o “My Funny Valentine”: raccontano, in modi diversi, desiderio, perdita e amori impossibili. E ce ne sono moltissimi altri.
Io non mi considero una cantante pop, ma semplicemente una cantautrice. La mia musica nasce dalla scrittura e attraversa influenze diverse: la tradizione della canzone italiana, il folk, l’Americana, una sensibilità mediterranea e sonorità contemporanee. Se si sente anche un po’ di pop, ben venga: non è una parola che mi spaventa, anche se non è ciò che definisce il mio percorso. Mi capita spesso di voler essere incasellata in un genere, forse perché oggi abbiamo bisogno di definire tutto molto rapidamente. Ma che senso ha farlo quando un’artista ha vissuto in Paesi diversi, ascoltato musiche diverse e porta tutte queste esperienze nella propria scrittura? Preferisco pensare alla mia musica come a un territorio aperto, dove le influenze possono incontrarsi liberamente''.
Un titolo come “Connectando”, eppure una lingua che torna alle tue origini italiane. Perché cantare in italiano questa volta? E perché poi questo titolo invece? ''In realtà l’italiano non è mai scomparso dal mio percorso. Anni fa ''Brividi'', il mio primo album in italiano, ha avuto un riscontro molto importante in Germania e mi ha permesso di suonare in luoghi e festival incredibili, entrando in contatto con una comunità italiana in Germania che mi ha accolto con un affetto che non dimenticherò. L’italiano rimane una parte molto profonda della mia identità artistica. Sono nata e cresciuta a Milano, ma vivo da molti anni all’estero e la mia vita è fatta di lingue, Paesi e culture diverse. Ed è proprio da qui che nasce “Connectando”. È una parola che mescola italiano e spagnolo (anche inglese), mondi che fanno parte della mia vita. Non volevo semplicemente parlare di “connessioni”: volevo esprimere l’azione del connettere, del mettere in relazione persone, luoghi, lingue ed esperienze, come faccio io. Una parola ibrida per raccontare un percorso che lo è altrettanto''.
“Connectando”… che significa? Al di là del significato letterale… qual è il vero messaggio del disco? ''Per me connectando significa creare ponti. Tra persone, tra luoghi, tra lingue, tra passato e presente, ma anche dentro noi stessi. Viviamo in un mondo nel quale siamo continuamente connessi e, allo stesso tempo, molto spesso facciamo fatica a comunicare davvero. Il disco nasce anche da questa contraddizione. Parla di relazioni, libertà, cambiamento, desideri e di quelle cose che spesso rimangono non dette.
Connectando è quindi anche un invito a creare connessioni più autentiche. E forse la prima connessione da ristabilire è proprio quella con noi stessi''.
Leggendo D’Annunzio… una tua radice culturale? Ha una qualche ragione all’interno del video e del brano? ''D’Annunzio fa parte del patrimonio culturale italiano con cui sono cresciuta e mi ha sempre affascinato, sia per il suo modo di scrivere sia per la sua vita. Ho visitato il Vittoriale ben 14 volte e conosco bene anche altre sue opere; quindi, non è un riferimento casuale né qualcosa di costruito appositamente per il video.
“Lettere d’amore” è il libro che associo maggiormente a “Paura di vivere” e alla sua metafora. Nel video lo sto leggendo ai piedi della statua di Colombo, a Barcellona, anche questo non è casuale. Mi interessava creare un legame tra quell’universo fatto di desiderio, attesa e parole non dette e la storia della canzone. C’è anche un contrasto interessante con il presente: oggi comunichiamo continuamente e velocemente, ma questo non significa necessariamente che siamo più sinceri. A volte le cose più importanti sono proprio quelle che non riusciamo a dire. “Paura di vivere” parla anche di questo: di ciò che sentiamo, ma che per paura, per convenienza o per mancanza di coraggio rimandiamo''.