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01/10/2026
BAD PROFILE
''Quando costruisci un'immagine e poi ti accorgi che non corrisponde più alla realtà...''

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01/10/2026   BAD PROFILE
  ''Quando costruisci un'immagine e poi ti accorgi che non corrisponde più alla realtà...''

Anni di silenzio, trasformazioni interiori e un'esigenza di verità che non accetta compromessi. Con il nuovo EP ''The Other Side'', i Bad Profile mettono nero su bianco un percorso di maturazione che rifugge la nostalgia per abbracciare un alternative rock viscerale, contemporaneo e senza filtri. Dalla produzione curata al BRX Studio fino al fuoco sacro della dimensione live, la band milanese ci racconta come ha incanalato gli ultimi anni di vita, dubbi e consapevolezze in cinque tracce che non lasciano scampo. Un viaggio tra crepe emotive, chitarre taglienti e la voglia irrefrenabile di tornare a sudare sui palchi.

Come si sono sedimentate le esperienze degli ultimi anni nei solchi di ''The Other Side''? ''Probabilmente senza che ce ne accorgessimo. Il disco parla continuamente di tempo, cambiamento, perdita, identità e futuro. Sono tutte cose che diventano inevitabilmente più concrete quando passano gli anni. Non volevamo raccontare la pandemia o gli anni di pausa in modo diretto. Volevamo raccontare quello che quegli anni hanno lasciato dentro di noi. E questo, inevitabilmente, è finito nelle canzoni''.

Quali erano i silenzi che i Bad Profile avevano bisogno di rompere? ''Prima di tutto quelli personali. Il silenzio che nasce quando fai finta che qualcosa non esista. Quando costruisci un'immagine e poi ti accorgi che non corrisponde più alla realtà. ''Honestly'' parla esattamente di questo: non basta riconoscere che qualcosa si è rotto. A un certo punto devi decidere se reagire. E forse anche la nascita stessa di questo EP è stata una maniera di rompere un silenzio''.

Volevate prendere l'ascoltatore per il collo fin dai primi secondi di ''Screaming at the Sun''? ''Sì, assolutamente. ''Screaming at the Sun'' doveva essere un'apertura immediata. Non volevamo introdurre lentamente il mondo dell'EP: volevamo che il primo impatto fosse fisico. Ma dietro quella rabbia c'è anche qualcosa di più personale. Il protagonista non sta semplicemente accusando il mondo: riconosce di essere parte del problema. La frase "I'm the biggest fake" per noi è fondamentale proprio per questo. La rabbia diventa anche autoconsapevolezza''.

Quali erano le vostre reference o ossessioni musicali durante le registrazioni al BRX? ''Non volevamo copiare nessuno, ma sicuramente il nostro immaginario viene dall'alternative rock americano, dal post-grunge e dall'hard rock. Ci interessava soprattutto mantenere un suono fisico, con chitarre importanti e una sezione ritmica capace di reggere il live. Allo stesso tempo volevamo evitare che il disco sembrasse una semplice operazione nostalgia. La nostra intenzione era prendere quelle influenze e farle passare attraverso quello che siamo oggi''.

L'EP sembra costruito per essere vissuto in uno spazio fisico. Come sta rispondendo la band in sala prove mentre preparate i nuovi show? ''È proprio quello che volevamo. In sala prove le canzoni stanno assumendo una dimensione diversa rispetto al disco. Alcuni brani diventano più aggressivi, altri acquistano più spazio. E soprattutto ci interessa il collegamento tra una canzone e l'altra: non vogliamo semplicemente suonare cinque pezzi in sequenza, ma costruire un set che abbia una dinamica. L'obiettivo finale è sempre lo stesso: fare in modo che chi ascolta il disco possa poi venire a un concerto e ritrovare quella stessa energia, ma moltiplicata''.