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IZINE
''L’esigenza di qualcosa di davvero autentico, lento, lontano dagli schermi ma più vicino all’uomo...''

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06/10/2026   IZINE
  ''L’esigenza di qualcosa di davvero autentico, lento, lontano dagli schermi ma più vicino all’uomo...''

Canzone d’autore che si schiera dentro il DNA delle più quotidiane tematiche ambientali. L’inquinamento passa anche dentro i solchi di una società ormai schiava delle tecnologie. Esce “Musica sostenibile”, il nuovo lavoro di Izine che prova a trasformare (e ci riesce benissimo) la canzone in un piccolo esercizio di coerenza: guarda alle contraddizioni del nostro tempo, all’immagine, alla tecnologia, alla memoria e all’ambiente, facendo della sostenibilità non soltanto un tema ma una scelta che accompagna materialmente il disco e il suo viaggio. Un viaggio in bicicletta tra le varie tappe del tour e un disco in VINILE realizzato con il Vinilificio di Bologna e solo con materiale riciclati e sostenibili. Insomma: dall’idea ai fatti.

Quando il pop si fa di tutti. E se resti “Fuori” dal sistema cosa accade? ''Se resti Fuori sei più libero, non sei assoggettato alle regole del mercato o a schemi prestabiliti e non hai paura di schierarti per non perdere pubblico e denaro. Pop deriva da ‘popolare’ e mi piacerebbe che si tornasse a questo tipo di significato piuttosto che a pop come sinonimo di ‘commerciale’''.

Che storia è quella dei vinili sostenibili? Un gancio per i media o è davvero una soluzione contro l’inquinamento? Scusa la domanda provocatoria… ''Non vuole essere una trovata paracula radical-chic, ma un modo di raccontare l’attenzione verso i temi che mi stanno molto a cuore. Non è sicuramente la soluzione al problema del cambiamento climatico, ma è un piccolo gesto che sommato a tanti altri gesti quotidiani, sommato a tante altre scelte artistiche e personali, può far riflettere e portare più persone a fare scelte sostenibili. Per educare ‘l’esempio’ è molto importante, e se si vuole cambiare le cose bisogna prima cambiare le menti e poi fare le azioni. Nel mio piccolo farò un tour sostenibile che toccherà alcune città come Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Milano, Bologna, Faenza ed altre in bicicletta e chitarra sulle spalle per raccontare questo disco e le sue canzoni e per passare il messaggio che ognuno di noi singolarmente può fare la sua parte''.

Mi colpisce l’ultima traccia del disco. Siamo tutti dentro. Non è facile star fuori. Eppure tutti poi ci lamentiamo ma tutti chiediamo a Spotify di esistere. Come si convive con questa contraddizione? ''Non è semplice. Il meglio che so fare è stare ai margini. Al momento ci sono strumenti mainstream a cui non posso rinunciare perché per far arrivare la musica alle persone quelli sono, non dico gli unici, ma i canali predominanti… il sogno è riuscire ad arrivare ad un numero sufficiente di persone per poi dire addio alle piattaforme''.

L’uomo dell’anno, le copertine, i dialoghi artificiali con macchine amiche… ma non sarà che ormai stiamo perdendo l’umanità, il pensiero critico, la verità in favore del sembrare cose e personaggi? ''Siamo tutti deumanizzati e meno sociali di prima, siamo spesso intrappolati dal nostro super-io idealizzato che fa cose al posto nostro ed è protagonista di esperienze che vengono postate ma non vissute; ci mescoliamo insieme a contenuti AI o fake. Sentiamo sempre di più l’esigenza di qualcosa di davvero autentico, lento, lontano dagli schermi ma più vicino all’uomo''.

Altra domanda provocatoria: e perché dunque questo disco, per denunciare tutto questo, cerca di sfoggiare una forma estetica simile a tanti altri progetti schiavi di tutto quello che condanni? ''La forma estetica è quella della canzone d’autore popolare, un linguaggio semplice che può arrivare alle persone. In questo caso non credo che la forma debba essere per forza qualcosa di complesso o di ricercato oppure di particolarmente innovativo. Mi interessa più il contenuto, le canzoni che scrivo sono dirette e sono rivolte a tutti, ci riguardano tutti''.